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Minneapolis, come l’ICE usa la tecnologia per sorvegliare la popolazione

Minneapolis, come l’ICE usa la tecnologia per sorvegliare la popolazione

Gli agenti utilizzano il riconoscimento facciale, il monitoraggio dei social media e altri strumenti tecnologici per identificare gli immigrati privi di documenti, ma anche per rintracciare i manifestanti“. Così il New York Times.

A Minneapolis l’ICE sta facendo ampio ricorso a tecnologie di sorveglianza avanzata, incluso il riconoscimento facciale, nell’ambito di una vasta operazione che coinvolge migliaia di agenti“. Questo è lo scenario che ha ricostruito il New York Times.

Secondo fonti interne al Dipartimento per la Sicurezza Interna, il ricorso a questi strumenti non è servito solo per individuare immigrati senza documenti. Il loro impiego, infatti, è avvenuto “anche per monitorare cittadini statunitensi che hanno preso parte a proteste contro l’agenzia“.

Più nel dettaglio, il quotidiano ha spiegato che in Minnesota l’ICE ha impiegato “almeno due sistemi di riconoscimento facciale“. Il primo è fornito da Clearview AI, “azienda già al centro di numerose polemiche per l’uso di immagini raccolte online senza consenso“. Il secondo è un programma più recente, Mobile Fortify, progettato per l’identificazione rapida sul campo tramite dispositivi mobili.

Il rapporto tra privacy e diritti

Istituita nel 2003, la United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) è l’agenzia federale Usa che opera per il controllo delle dogane e dell’immigrazione. Mai come oggi, però, è sotto la lente d’ingrandimento delle organizzazioni per i diritti umani. L’impiego della tecnologia, in questo senso, è solo una delle sfaccettatura del problema.

Le preoccupazioni per la violazione della privacy“, ha scritto il New York Times, “sono aumentate”. In particolare, da quando attivisti locali “hanno documentato agenti dell’ICE utilizzare dispositivi mobili per scannerizzare i volti dei manifestanti“.

L’impiego di queste piattaforme ha sollevato nuove preoccupazioni sul rapporto tra sicurezza e diritti civili. In particolare, nella misura in cui dispositivi che servono per il controllo dell’immigrazione trovano un più esteso impiego nel monitoraggio di attività di protesta legittime.

Non si contano gli appelli alla trasparenza e a dei limiti chiari all’impiego di sistemi di sorveglianza biometrica da parte delle autorità federali. Diversi senatori Democratici hanno richiesto una sospensione immediata di queste tecnologie nelle città americane.

Il valore del Data intelligence

Da parte sua, l’ICE ha giustificato l’uso di tali strumenti come “mezzi legittimi per far rispettare la legge” e non sembrerebbe voler cambiare direzione. Anzi. Tra nuovi accordi (si veda quello con Palantir) e continui investimenti, il Data intelligence è sempre più centrale.

La scorsa settimana, l’agenzia statunitense ha pubblicato una request for information (RFI) per individuare soluzioni in grado di migliorare l’acquisizione dei big data e la loro integrazione. E allo stesso tempo per valutare l’impiego di tecnologie pubblicitarie all’interno delle proprie attività operative.

Nel documento, l’ICE ha spiegato di essere alle prese con volumi sempre più elevati di documentazione amministrativa penale, civile e regolatoria, proveniente da numerose fonti interne ed esterne. L’obiettivo è rendere più efficiente l’analisi e l’utilizzo di questi dati, attraverso strumenti tecnologici avanzati.

Nel questionario, rivolto ai potenziali fornitori, si richiedeva di descrivere le tipologie di dati disponibili in materia di:

  • persone.
  • Aziende.
  • Dispositivi.
  • Localizzazioni.
  • Transazioni.
  • Registri pubblici.

L’ICE vuole inoltre capire come i sistemi proposti possano aiutare a identificare soggetti, entità o luoghi di interesse. Al contempo, vuole comprendere se sia possibile effettuare ricerche utilizzando diversi identificatori, tra cui nome, numero di telefono, dispositivo, account e posizione geografica.

L’iniziativa, una volta di più, ha confermato la crescente attenzione delle agenzie governative verso l’uso di tecnologie tipicamente impiegate nel settore commerciale e pubblicitario.

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