Il gas resta un perno della politica energetica dell’Unione Europea e in questo senso la cooperazione con la Norvegia è sempre più importante.
Il Mare di Barents, in Norvegia, è sempre più un’area strategica per l’Unione Europea, considerando quanto negli ultimi tre anni il gas naturale sia tornato al centro della geopolitica di Bruxelles. La seconda fase della guerra russo-ucraina e la corsa al GNL (gas naturale liquefatto), hanno mostrato quanto l’energia sia potere politico, leva economica e strumento di influenza internazionale.
Oggi il gas non è solo una commodity, è una questione di sicurezza strategica. In questo contesto si inserisce la revisione della politica artica dell’Unione Europea. Bruxelles sta riesaminando le proprie direttrici anche alla luce delle potenziali risorse del Mare di Barents.
Il Mare di Barents è la parte del Mar Glaciale Artico a Nord della Norvegia e della Russia. Qui si affaccia la penisola di Kola, sede della Flotta del Nord della Marina russa, quella che controlla i sottomarini nucleari.
La questione non è solo ambientale. È profondamente geopolitica. Secondo un rapporto della US Geological Survey, nell’Artico si troverebbero infatti “circa il 30% del gas naturale e il 13% del petrolio ancora non scoperti a livello globale“.
Necessità europee
Il gas rappresenta ancora oggi una quota rilevante del fabbisogno energetico europeo. Negli ultimi tre anni, l’Unione ha diversificato le importazioni, scegliendo soprattutto il GNL di Usa e Qatar per sostituire le forniture russe.
Con RePowerEU, la Commissione Europea ha posto l’obiettivo di “interrompere tutte le importazioni di gas naturale liquefatto russo e di gas russo trasportato tramite gasdotti entro novembre 2027“.
Questa decisione ha evitato un collasso energetico, ma ha aumentato l’esposizione ai mercati globali, ai prezzi spot e alla concorrenza asiatica. Per riassumere, l’Europa è diventata più dipendente dal mare e meno dai gasdotti terrestri. Un fattore, quest’ultimo, che sta cambiando gli equilibri geopolitici.
La Norvegia è già oggi il principale fornitore di gas dell’Europa. Tuttavia, i progetti nel Mare di Barents hanno tempi lunghi. Servono infatti 5–10 anni per passare dalla scoperta alla produzione stabile. Le decisioni prese oggi determineranno se nel 2035 l’Unione avrà più gas norvegese disponibile o dovrà importare ancora più GNL dal mercato globale.
Il valore della sicurezza infrastrutturale
Il gas artico del Mare di Barents, trainato soprattutto dalla Norvegia e da giacimenti come Johan Castberg, è diventato una componente strategica dell’Europa post-REPowerEU. Tuttavia, il valore geo-economico della risorsa si accompagna a criticità tecniche e di sicurezza non trascurabili.
Le infrastrutture sottomarine che collegano il Barents ai mercati europei – tra gasdotti e impianti come Snøhvit – operano in condizioni estreme, a profondità comprese tra i 2.000 e i 3.000 metri. Lì dove ghiaccio in continuo movimento, correnti marine intense e instabilità dei fondali possono provocare sollecitazioni meccaniche, erosioni e rischi strutturali.
Le attività di manutenzione sono complesse e costose, “fino al 50% in più rispetto ad aree come il Mediterraneo“. In caso di incidente o di sabotaggio, le operazioni di ripristino possono allungarsi per mesi, con impatti immediati sui prezzi europei del gas.
Gas e cybersicurezza
A queste fragilità fisiche si aggiunge il tema della cybersicurezza. In effetti, i sistemi industriali e di controllo (SCADA/ICS) che gestiscono gasdotti e impianti sono esposti a minacce ibride, in un’area – il Barents – attraversata da tensioni tra Russia e NATO.
Attacchi informatici contro operatori energetici europei, l’impiego di ransomware su infrastrutture operative e vulnerabilità legate a protocolli legacy, sono tutti rischi concreti. L’Unione Europea ha operato, dal punto di vista normativo, rafforzando le regole con la Direttiva NIS2. Al contempo, la cooperazione con la Norvegia è sempre più cruciale.
Quest’anno Oslo fornirà circa 120 miliardi di metri cubi di gas all’UE, di cui una quota crescente dal Barents. Qualsiasi interruzione significativa potrebbe tradursi in forti rialzi del TTF e maggiore ricorso al GNL statunitense o qatariota.
Il rischio, dunque, è tangibili, per quanto nel breve termine appaia “gestibile” grazie a investimenti in protezione fisica e digitale, maggiore coordinamento europeo e nuove misure di sorveglianza nell’Artico.
Per approfondire
- Consulta Natural gas price statistics.
Vai al sito di Cybersecurity Italia.
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