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La Marina Italiana guida la protezione delle infrastrutture critiche subacquee europee

La Marina Italiana guida la protezione delle infrastrutture critiche subacquee europee

A La Spezia, i prossimi test delle tecnologie sviluppate.

Con il progetto Critical Seabed Infrastructure Protection, la Marina Militare Italiana svolge un ruolo di primo piano nella sicurezza delle infrastrutture critiche subacquee all’interno dell’Unione Europea e della NATO. A La Spezia, si terranno i prossimi test delle tecnologie sviluppate.

Cosa fa la Marina Italiana?

Nell’agosto 2022, poche settimane prima del sabotaggio al gasdotto Nord Stream, l’Italia ha promosso una lungimirante iniziativa in ambito del framework europeo Permanent Structured Cooperation (PESCO): il progetto “Critical Seabed Infrastructure Protection” (CSIP). Il motivo della sua istituzione risiede nella necessità di colmare le lacune esistenti e rafforzare la sicurezza delle infrastrutture critiche subacquee, cruciali non solo per la vita quotidiana dei Paesi europei ma anche per la difesa della NATO e dell’Unione Europea.

Coordinatore del progetto è proprio l’Italia, che orchestra i lavori e i contributi degli altri Paesi partecipanti: sette Stati membri dell’Unione Europea (il Belgio, la Francia, la Germania, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, la Svezia) e quattro osservatori (la Bulgaria, la Danimarca, la Finlandia e l’Estonia).

La prossima tappa del progetto avrà luogo a La Spezia il prossimo novembre, quando si procederà alla raccolta delle tecnologie attualmente disponibili. Dopodiché, selezione e test, precisamente all’interno di una Operational Experimentation (OPEX). Le prove si terranno nel bacino del Mediterraneo, nelle acque antistanti la città ligure, rappresentando un passaggio chiave per valutare sul campo l’efficacia delle soluzioni finora individuate.

Proprio in questo contesto, lo scorso gennaio si è svolto un Industry Workshop presso la European Defense Agency (EDA) a Bruxelles, al quale hanno partecipato 49 ditte europee, anche sotto forma di consorzi. Le imprese hanno presentato e condiviso le loro attuali capacità tecnologiche, candidandosi così a prendere parte all’OPEX.

Come funziona il progetto Critical Seabed Infrastructure Protection?

Alle fondamenta del progetto vi è l’idea che debba poter essere uno strumento adottabile da quanti più paesi possibili sulla base di una politica subacquea condivisa e al tempo stesso flessibile, così che possa adattarsi agilmente alle esigenze peculiari dei singoli Stati partecipanti. Le infrastrutture critiche subacquee rappresentano il terreno migliore per questo tipo di progetti: qui, infatti, partendo da questioni di sicurezza comune, si possono integrare specifici requisiti nazionali in materia di sorveglianza marittima e protezione.

A partire da questa filosofia, il progetto si sviluppa attraverso l’applicazione di una architettura definita come “sistema di sistemi”. In questo modo, si intende rafforzare le capacità degli Stati membri di mettere in campo un set di skill stratificate per profilo e per finalità operative. L’obiettivo finale è quello di proteggere le infrastrutture da eventi naturali, atti ostili e possibili sabotaggi deliberati.

Per fortificare le capacità difensive europee, si prevede l’impiego di veicoli subacquei senza equipaggio (UUV), sia autonomi (AUV) che telecomandati (ROV), oltre a piattaforme mobili e sistemi stanziali in grado di garantire presenza e controllo continuativo. Il progetto mira a realizzare una combinazione di componenti fisse, installate stabilmente e in modo permanente sui fondali, e mezzi che possono invece essere impiegati all’occorrenza dove necessario. Questi elementi saranno collegati da una solida rete subacquea progettata per essere sicura e resiliente anche dal punto di vista cibernetico.

L’architettura in questione si basa su alcune caratteristiche chiave: persistenza, sostenibilità dei costi, semplicità, modularità e adattabilità alle esigenze dei singoli Stati membri, una chiara struttura di comando e controllo (C2), durabilità, interoperabilità, integrabilità e intercambiabilità. Tutto questo affinché possano assolvere ai compiti di pattugliamento e sorveglianza dei fondali, monitoraggio costante delle infrastrutture critiche, Maritime Situational Awareness (MSA) in ambiente subacqueo, capacità di allerta precoce e di protezione attiva se necessario.

Qual è il rapporto con l’industria?

Da parte delle Marine europee, non vi è alcuna volontà di sostituire le aziende private. Anzi, guidate dall’Italia, puntano a rafforzare la protezione e la resilienza delle infrastrutture critiche grazie alla collaborazione con gli attori civili e industriali già presenti nel settore.

Così come accade in ambito del Polo Nazionale della dimensione Subacquea, l’ampia adesione dell’industria conferma il rilievo strategico dell’iniziativa e il valore della collaborazione con le Marine degli Stati partecipanti. In questa fase, l’attenzione è dedicata alla preparazione degli scenari della OPEX e alla valutazione e all’analisi delle soluzioni tecnologiche proposte dalle aziende, affinché venga individuata quelle più idonee per l’esercitazione del prossimo novembre. L’Italia riesce così a creare sinergie anche in ambito europeo.

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