Secondo un’inchiesta di The Insider, un agente della struttura clandestina dell’intelligence militare russa è stato arrestato in Colombia mentre organizzava un attentato. Le comunicazioni con il sicario passavano dal traduttore online di Google tramite server statunitensi.
Doveva essere un “esercito nell’esercito”, una struttura clandestina incaricata di operazioni sensibili all’estero, tra cui rapimenti e assassinii mirati. Il progetto, chiamato Centro 795, nasce nel dicembre 2022 e riunisce circa 500 ufficiali provenienti dal Gru, l’intelligence militare russa, e dall’Fsb.
L’unità rispondeva direttamente al capo di stato maggiore Valerij Gerasimov e operava dal complesso militare-industriale Patriot Park, vicino Mosca. Secondo un’inchiesta del sito investigativo The Insider, realizzata insieme al settimanale tedesco Der Spiegel, la struttura era sostenuta da ambienti vicini al Cremlino e avrebbe utilizzato anche coperture industriali, tra cui il consorzio Kalashnikov.
L’arresto dell’agente Denis Alimov
A far emergere l’esistenza dell’unità è stato il caso di Denis Alimov, 42 anni, veterano delle forze speciali Omon e dell’unità Alpha dell’Fsb. L’uomo è stato arrestato il 24 febbraio in Colombia con documenti falsi su mandato internazionale emesso su richiesta della procura federale di New York.
Secondo le accuse, Alimov stava organizzando un attentato contro due oppositori del Cremlino legati alla famiglia di Akhmed Zakaev, leader in esilio della Repubblica cecena di Ichkeria. Ora è in attesa di estradizione negli Usa, dove rischia l’ergastolo.
La falla: comunicazioni tramite Google Translate
L’indagine ha rivelato un dettaglio inatteso. Alimov comunicava con il presunto sicario, il serbo-croato Darko Durović residente negli Usa, utilizzando Google Translate. L’agente russo scriveva in russo, il collaboratore in serbo, e la traduzione dei messaggi avveniva tramite il servizio online prima del loro invio attraverso app criptate.
Il problema è che si elaboravano le traduzioni sui server della società statunitense. Con un mandato del tribunale, l’FBI ha potuto accedere ai registri e ricostruire l’intera conversazione. Secondo gli investigatori, Alimov avrebbe promesso fino a 1,5 milioni di dollari per ogni obiettivo “morto o deportato”.
Come osserva The Insider, il paradosso è evidente. Un’unità progettata per essere uno degli strumenti più segreti del Cremlino è stata scoperta non da un infiltrato o da un lungo lavoro di controspionaggio, ma da una falla: il fattore umano.
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