Dal 1° ottobre 2026 le Forze di Autodifesa del Giappone potranno lanciare attacchi cyber per colpire gli hacker criminali.
Cambio di paradigma nella cyber del Giappone, che ha formalmente approvato l’hack back (contrattacco cyber). Lo ha annunciato il Chief Cabinet Secretary Minoru Kihara. Dal prossimo 1° ottobre le Forze di Autodifesa del Giappone potranno lanciare attacchi informatici per colpire gli hacker criminali.
Il Governo di Tokyo ha infatti considerato questa misura come necessaria per affrontare le sfide del momento. “Questo contesto di sicurezza nazionale è il più complesso dalla Seconda Guerra Mondiale, con la società nel suo complesso sta procedendo verso la digitalizzazione“, ha spiegato Kihara
Poi, ha aggiunto: “La minaccia rappresentata dagli attacchi informatici sta avendo un impatto enorme sulla vita delle persone e sulle attività economiche. Si tratta di una minaccia piuttosto grave per la Sicurezza Nazionale“. La direzione del Giappone, dunque, è quella di attuare le azioni di “Difesa informatica proattiva” in linea con la legislazione che è stata approvata lo scorso anno.
La scelta delle operazioni
Kihara, inoltre, ha affermato che il potere di approvare o respingere le richieste di avvio di operazioni informatiche sarà in capo ad una commissione governativa per la gestione della sicurezza informatica.
In caso di autorizzazione, la Polizia giapponese e le Forze di Autodifesa “attaccheranno e metteranno fuori uso” le infrastrutture “nemiche” utilizzate per sferrare attacchi informatici. S’impegneranno, al contempo, a garantire la privacy dei cittadini.
Non solo il Giappone
Quello del Giappone non è un caso isolato, visto che a livello globale il tema delle operazioni cyber offensive è sempre più all’ordine del giorno. Secondo gli analisti dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), sarebbero almeno 26 i Paesi in grado di condurre operazioni informatiche offensive.
Solo in Europa diversi i Paesi hanno accolto con favore l’idea di condurre operazioni cibernetiche offensive, di “hacking back”. Sul tema, lo scorso anno si era espresso il ministro degli Esteri lettone Baiba Braže. In questi termini: “Il modo migliore per i paesi europei di rispondere agli attacchi cyber di Paesi stranieri potrebbe essere quello di condurre operazioni offensive“.
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