Sul terrorismo l’UE ha rafforzato negli ultimi dieci anni la propria strategia di sicurezza, ma dal cyberspazio si moltiplicano le nuove minacce.
A dieci anni dagli attentati terroristici di Bruxelles, l’UE ha rafforzato le proprie misure contro il terrorismo sebbene continuino a moltiplicarsi le minacce su Internet e in generale nel cyberspazio. Lo ha sottolineato Bartjan Wegter, coordinatore antiterrorismo dell’UE, soffermandosi in particolare sul jihadismo.
Oggi il jihadismo violento rimane una minaccia e non si possono escludere nuovi attacchi su larga scala. La probabilità però è “tanto più bassa oggi rispetto a dieci anni fa”, ha spiegato Wegter a POLITICO.
Eppure, è sempre più forte il problema del proselitismo e della propaganda online. Sul tema, il coordinatore antiterrorismo dell’UE ha sottolineato: “Daesh ha calcolato che è molto più efficace radicalizzare le persone che si trovano già all’interno dell’UE attraverso gli ambienti online. Questo, anziché organizzare attacchi orchestrati dall’esterno dei nostri confini. Sono molto bravi in questo“.
“Il processo di radicalizzazione online è sempre più rapido“
Sempre nell’ottica della prevenzione e del monitoraggio – a livello comunitario – si è intensificata la collaborazione tra Polizia e magistratura attraverso Europol ed Eurojust.
Si stanno mettendo a punto anche delle banche dati (tra cui il Sistema d’informazione Schengen), così che i Paesi possano avvisarsi a vicenda riguardo “individui ad alto rischio“. Nonché, un sistema di ingresso e uscita per controllare tutta l’area di libera circolazione.
Il problema, però, è che i funzionari della sicurezza registrano un graduale aumento dei tentativi di attacchi terroristici da parte di singoli individui. Gran parte di questo fenomeno si coltiva online e coinvolge sempre più spesso i giovani.
“Abbiamo visto casi di bambini di 12 anni. Inoltre, il processo di radicalizzazione sta avvenendo più rapidamente”, ha affermato Wegter. “A volte parliamo di settimane o mesi”.
“È molto difficile prevenire“
Poi, ha aggiunto: “Mettetevi nei panni delle Forze dell’ordine. Avete a che fare con giovani che trascorrono la maggior parte del loro tempo online. Giovani che potrebbero non avere precedenti penali. Che, se stanno pianificando attacchi, potrebbero non usare armi registrate. È molto difficile prevenire“.
In ogni caso, il jihadismo violento è solo una delle minacce “politiche” che i funzionari della sicurezza dell’UE temono vengano coltivate nel cyberspazio. La capacità delle Forze dell’ordine di ottenere accesso a dati criptati e a informazioni sulle persone sotto indagine è cruciale.
Wegter ha inoltre tracciato un parallelo con le misure che l’UE ha adottato per garantire la libera circolazione di Schengen 10 anni fa. “Se vogliamo preservare gli aspetti positivi del web, dobbiamo anche assicurarci di avere. Alcuni meccanismi chiave per salvaguardare anche Internet“, ha ribadito il coordinatore.
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