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Come i cyber conflitti in Ucraina e Gaza ridisegnano la sicurezza italiana

Come i cyber conflitti in Ucraina e Gaza ridisegnano la sicurezza italiana

Se l’Ucraina rappresenta il laboratorio della guerra distribuita, Gaza mostra un’altra dimensione, quella algoritmica. L’impatto sulla percezione pubblica di sicurezza.

La guerra ha sempre modellato il modo in cui percepiamo la sicurezza sul suolo nazionale. Le tecnologie sperimentate al fronte contro il nemico, quello con la “N” maiuscola, esterno e riconoscibile, vengono sistematicamente riconfezionate, rese accettabili e poi riutilizzate nello spazio civile contro nemici con la “n” minuscola. Criminalità organizzata, predatoria, disordine e minacce diffuse.

È un ciclo storico, inevitabile.

Internet nasce come progetto militare. Il GPS come strumento strategico. I droni, oggi onnipresenti, sono stati sviluppati per operazioni belliche prima di diventare strumenti civili e di sorveglianza. Lo stesso vale, chiaramente, per la maggior parte delle tecnologie di monitoraggio e analisi dei dati. Armi, divenute strumenti sempre più integrati nelle politiche di sicurezza interna.

Come sottolineato dalla letteratura sulle tecnologie dual-use, la linea tra militare e civile è strutturalmente porosa. Quello che cambia, oggi, è la velocità e la scala, la proporzione, di questo trasferimento.

Il laboratorio ucraino

Basta osservare ciò che accade in Ucraina. Due fanti su una moto, apparentemente esposti e velocissimi, con uno zaino che non contiene viveri ma un sistema anti-drone improvvisato; linee del fronte dove il cielo è infestato da piccoli velivoli, droni collegati con cavi in fibra ottica per aggirare il jamming elettronico.

Una guerra povera e sofisticata allo stesso tempo, una guerra dove l’innovazione nasce dal basso, si adatta in tempo reale e si diffonde con una velocità che ricorda più il mondo delle startup che quello degli eserciti tradizionali.

Il conflitto ucraino ha abbassato drasticamente la soglia tecnologica della guerra, rendendo strumenti avanzati accessibili e replicabili su larga scala. Allo stesso tempo, c’è stato un ritorno alla guerra industriale, in cui la capacità di produrre, adattare e distribuire tecnologia conta più della superiorità qualitativa.

Il risultato è un campo di battaglia diffuso, decentralizzato, dove ogni innovazione può essere sperimentata e rapidamente riutilizzata altrove.

Gaza e la guerra algoritmica

Se l’Ucraina rappresenta il laboratorio della guerra distribuita, Gaza mostra un’altra dimensione, quella algoritmica.

Qui l’intelligenza artificiale entra direttamente nel ciclo operativo militare, contribuendo all’identificazione dei target e alla gestione delle operazioni. Parallelamente, la connettività diventa un’arma venendo interrotta, limitata, controllata.

Un’inchiesta di Stop Killer Robots,  ha evidenziato come sistemi automatizzati siano stati utilizzati per accelerare il processo decisionale, mentre blackout e restrizioni della rete diventano parte integrante della strategia militare.

Non è solo un cambio tecnologico. È un cambio di paradigma considerando che la guerra non si combatte più solo con armi fisiche, ma con dati, algoritmi e accesso alle reti.

Dalla guerra alla sicurezza interna

Ora, perché tutte queste tecnologie come droni, AI, controllo delle reti, guerra elettronica, non restano confinate al fronte. Vengono progressivamente adattate, normalizzate e integrate nei sistemi di sicurezza interna.

La NATO lo riconosce esplicitamente, sottolineando come la protezione delle infrastrutture critiche sia ormai centrale nella difesa collettiva. Allo stesso modo, la strategia europea sulla cybersicurezza evidenzia come le minacce ibride possano colpire simultaneamente ambiti civili e militari.

Il punto è semplice, quando il campo di battaglia è fatto, anche, di reti e dati, la distinzione tra sicurezza nazionale e fronti esteri si dissolve, inevitabilmente.

La sicurezza come condizione permanente

Questo produce una trasformazione profonda nella percezione della sicurezza nazionale.

Non si tratta più di difendere un confine fisico, ma di garantire la resilienza di un sistema complesso composto di infrastrutture energetiche, reti di telecomunicazione, piattaforme digitali, flussi di dati.

Secondo il Parlamento europeo, la tecnologia è ormai il campo di battaglia nella competizione geopolitica globale. E se il campo di battaglia è ovunque, allora lo è anche la vulnerabilità.

Il cittadino non percepisce più la guerra come un evento distante, ma come una possibilità latente:
un blackout, un attacco informatico, un’interruzione delle comunicazioni, un uso improprio delle tecnologie.

Guerra Cibernetica I

È una sicurezza meno visibile, ma più pervasiva e, proprio per questo, più difficile da governare se non muniti di strumenti cognitivi e accademici coerenti. Ecco perché se la guerra ha sempre modellato la sicurezza interna, oggi lo fa in modo ancora più diretto. Le tecnologie nate per colpire il nemico esterno vengono rapidamente integrate nella gestione del rischio interno. Ma mentre prima questo passaggio richiedeva anni, oggi avviene quasi in tempo reale.

Il rischio, a questo punto, diventa culturale, più che strettamente tecnologico o militare. Perché quando strumenti dual-use nati per il campo di battaglia come droni di sorveglianza, sistemi di analisi predittiva, controllo delle reti, interruzioni selettive della connettività vengono “decaffeinati” e introdotti nello spazio civile, non perdono del tutto la loro natura originaria.

Cambiano linguaggio, diventano più accettabili, ma continuano a portare con sé una logica di controllo e gestione del rischio che può entrare in tensione con le libertà individuali. In società come quelle europee, costruite su un equilibrio delicato tra sicurezza e diritti, questo passaggio rischia di produrre un effetto paradossale per cui strumenti pensati per proteggere possono diventare fonte di inquietudine, alimentando una percezione diffusa di sorveglianza permanente.

Ciò che ci insegna più di un secolo di letteratura, cinema, televisione e cultura pop è come queste tecnologie verranno utilizzate, importa meno di come verranno percepite.

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