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Intelligence, l’UE vuole rafforzare l’INTCEN e dotarlo di capacità operative autonome

Intelligence, l’UE vuole rafforzare l’INTCEN e dotarlo di capacità operative autonome

L’INTCEN al momento non dispone di proprie capacità operative di spionaggio ma processa le informazioni dei Paesi UE che scelgono volontariamente di condividerle.

La nuova strategia di sicurezza dell’UE prevede il rafforzamento del Centro di situazione e di intelligence dell’Unione Europea (INTCEN), espandendone le competenze e dotandolo di autonomia operativa. Lo riporta POLITICO, che aggiunge: “L’Unione vuole consolidare il ruolo del Centro come canale di Bruxelles per le informazioni classificate“.

Le difficoltà non sono solo organizzative, ma anche politiche. Attualmente, l’INTCEN non dispone di proprie capacità operative di spionaggio e “dipende” dai singoli Paesi dell’Unione. Analizza le informazioni che condividono volontariamente i singoli Governi e trasmette le proprie valutazioni ai funzionari del Servizio Diplomatico (EEAS), della Commissione e del Consiglio europeo.

La scelta ha dato un seguito al tentativo dello scorso anno della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di creare una propria struttura per la raccolta di intelligence. In quel caso, però, il progetto era naufragato per le resistenze degli esecutivi nazionali e dello stesso EEAS. La rinnovata attenzione al tema s’inserisce nel dibattito per una maggiore autonomia europea nei servizi di sicurezza.

Commissione Minori

L’UE rivede la propria strategia di sicurezza

La nuova Strategia europea per la sicurezza dell’UE, attualmente in fase di elaborazione da parte della Commissione e dell’EEAS, dovrebbe essere pubblicata nei prossimi mesi.

Secondo POLITICO, “il documento, presentato come una “grand strategy”, dovrebbe essere breve”. Al suo interno ci dovrebbero essere “una valutazione delle minacce geopolitiche, un rapporto sullo stato della sicurezza europea e una roadmap per le future azioni“.

Alcuni funzionari, tuttavia, hanno diminuito la portata del cambiamento. Dal loro punto di vista, infatti, la proposta non modificherebbe il mandato legale dell’organismo. Né gli attribuirebbe poteri di raccolta di intelligence né richiederebbe nuove linee di bilancio.

I dubbi dei Governi

Se pubblicamente, infatti, la tendenza è quella di sottolineare con entusiasmo gli esempi di cooperazione tra le agenzie di spionaggio dell’UE, “privatamente” la visione è abbastanza diversa. Non c’è infatti sinergia che possa limitare del tutto le attività dei singoli Stati. Dubbi, in particolare, sono stati espressi da rappresentanti di Paesi che confinano con la Russia.

Per esempio, il capo dell’intelligence estera dell’Estonia (EFIS), Kaupo Rosin ha dichiarato a POLITICO di sostenere pienamente una cooperazione più stretta. In questo senso ha paragonato favorevolmente l’INTCEN a un’iniziativa simile della NATO.

In ogni caso, ha respinto le richieste di alcuni parlamentari tedeschi per la creazione di un “European Five Eyes”. E ha sottolineato: “Non vedo davvero che possa accadere nel mondo reale. L’intelligence è un affare nazionale e nessuno vuole che qualcun altro la gestisca”.

Anche il capo dell’intelligence della Finlandia, Juha Martelius ha concordato sul fatto che i vertici dell’UE debbano avere accesso a informazioni di affidabili quando prendono decisioni in materia di sicurezza.

Al contempo, ha però aggiunto che esistono molti modi per raggiungere questo obiettivo. Ha inoltre sottolineato che, in base ai trattati dell’UE, l’Unione non può dirigere le attività di sicurezza o intelligence dei governi nazionali.

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