Al summit di Ankara l’AI di frontiera sarà al centro delle discussioni. Gli Stati Uniti controllano oggi i modelli AI più avanzati per la cyberdifesa e possono decidere quali alleati potranno accedervi. Per l’Europa cresce il rischio di una nuova dipendenza strategica.
L’intelligenza artificiale sarà uno dei dossier che peseranno sul vertice annuale dei leader NATO ad Ankara, in programma martedì 7 e mercoledì 8 luglio 2026. Secondo una lunga analisi di Politico, il presidente americano Donald Trump farà pressioni contando una leva strategica molto forte: gli Stati Uniti controllano oggi i modelli AI più avanzati al mondo e possono decidere quali alleati potranno usarli.
Il tema, è particolarmente sensibile perché i nuovi modelli sviluppati da aziende come Anthropic e OpenAI non servono soltanto a generare testi, codice o analisi. Alcuni sistemi sono ormai in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità software meglio della maggior parte degli esperti umani. Possono rafforzare le difese cyber, automatizzare test di sicurezza, sostenere attività di intelligence digitale. Ma, nelle mani sbagliate, possono anche aiutare attori ostili a lanciare attacchi informatici su scala senza precedenti.
“L’AI sta cambiando radicalmente il panorama delle minacce e la NATO deve adattarsi di conseguenza”, ha detto Helen Popp, ambasciatrice estone per la politica cyber. “Ogni capacità che l’AI offre ai nostri avversari è disponibile anche per noi: la questione chiave è se siamo pronti a muoverci per primi e a usarla in modo efficace”.
Il nodo Mythos e l’accesso degli alleati
Il caso più delicato riguarda Claude Mythos, il modello di Anthropic testato da diverse agenzie americane di sicurezza e intelligence, tra cui la National Security Agency e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency. L’obiettivo è capire come usare queste capacità per attività di cyberdifesa, intelligence digitale e protezione delle infrastrutture.
Gli alleati europei, compresa la Germania, hanno chiesto accesso al modello fin dal suo annuncio. In una prima fase, però, solo pochi Paesi, tra cui il Regno Unito, hanno potuto testarlo. Successivamente Anthropic ha esteso la partnership a 150 nuove organizzazioni in 15 Paesi, compresa l’Unione europea.
La gestione americana dell’accesso resta però il punto politico. A inizio giugno l’amministrazione Trump ha imposto controlli all’export sui modelli Anthropic più avanzati in ambito cyber, vietandone l’uso ai cittadini stranieri. Le restrizioni sono state poi revocate, ma il messaggio è rimasto: i modelli AI più potenti possono essere trattati come tecnologie strategiche, sottoposte a controllo politico e non solo commerciale.
OpenAI, la Casa Bianca e il controllo sui modelli frontier
La stessa logica riguarda OpenAI. La Casa Bianca è intervenuta per limitare il rilascio dell’ultimo modello più avanzato a un gruppo ristretto di aziende statunitensi approvate dal governo.
È un cambio di fase. L’accesso ai modelli frontier non dipende più soltanto dalle decisioni delle aziende che li sviluppano. Entra nel perimetro della sicurezza nazionale americana. E questo crea tensioni con gli alleati, soprattutto europei, che temono di restare dipendenti da strumenti cruciali per la propria cyberdifesa.
La politica dell’amministrazione Trump segue una linea di equilibrio difficile: proteggere l’innovazione americana, evitare che i modelli più potenti finiscano in mano ad avversari o soggetti non controllati, ma allo stesso tempo rassicurare gli alleati sulla possibilità di cooperare.
Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che l’amministrazione continua a lavorare con gli alleati per proteggere la sicurezza nazionale collettiva “senza compromettere l’innovazione più avanzata”.
La pressione degli europei
Il tira e molla americano sull’accesso agli strumenti AI ha aumentato la frustrazione in Europa. Il punto non è solo tecnologico, ma strategico: se i Paesi NATO devono difendere reti, infrastrutture critiche e sistemi militari da minacce cyber potenziate dall’AI, devono poter accedere agli stessi strumenti usati dagli Stati Uniti.
Il tema è emerso anche dopo l’avvertimento dei Paesi dell’alleanza Five Eyes, che hanno invitato i leader globali ad accelerare il rafforzamento della sicurezza contro le minacce cyber alimentate dall’intelligenza artificiale.
Secondo Jeanne Shaheen, senatrice democratica e membro di vertice della Commissione Esteri del Senato americano, gli Stati Uniti dovrebbero evitare di alienare gli alleati sul tema dell’accesso ai modelli. “Dovremmo coordinarci il più strettamente possibile mentre i nostri avversari stanno facendo rapidi progressi nell’AI”, ha dichiarato.
Il vertice NATO e le tecnologie emergenti
L’agenda ufficiale del summit include un capitolo sulle tecnologie emergenti e dirompenti, compresi gli sviluppi dell’intelligenza artificiale. La NATO sottolinea da tempo la necessità di lavorare con settore pubblico, imprese private, università e società civile per sviluppare e adottare nuove tecnologie e mantenere il vantaggio tecnologico dell’Alleanza.
Secondo fonti citate da Politico, cyber, AI e tecnologie emergenti dovrebbero essere richiamate anche nella dichiarazione finale del vertice, anche se probabilmente in modo sintetico. Le discussioni più delicate potrebbero svolgersi ai margini del summit, senza entrare pienamente nel comunicato ufficiale.
“Probabilmente ci saranno discussioni a margine, ma una regola internazionale è che quando ci si riunisce non si discutono temi che non sono abbastanza maturi per avere consenso e terreno comune”, ha spiegato a Politico Heli Tiirmaa–Klaar, già responsabile della politica cyber della NATO e oggi visiting distinguished fellow al German Marshall Fund.
È qui che emerge la contraddizione principale. Da un lato Washington chiede agli alleati di rafforzare le proprie capacità cyber e AI. Dall’altro, l’accesso agli strumenti più potenti resta sottoposto al controllo politico americano.
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