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AI, l’UE vuole più autonomia operativa ma preoccupa la dipendenza dalle tecnologie Usa

AI, l’UE vuole più autonomia operativa ma preoccupa la dipendenza dalle tecnologie Usa

Il confronto geo-economico internazionale sull’AI alimenta il dibattito interno sulla cybersicurezza dell’Unione Europea. In materia, la Commissione ha pubblicato un nuovo piano d’azione.

Mythos per gli Usa, DeepSeek per la Cina, per l’UE grandi interrogativi e un piano di azione sull’AI. Lo sviluppo e il funzionamento di Mythos, potente modello di AI di Anthropic – al centro di ormai noti confronti geo-economici e di sicurezza – sta in effetti ridefinendo il dibattito europeo in materia.

Da tempo, infatti, istituzioni e legislatori europei provano a capire come ottenere l’accesso a questa nuova generazione di modelli di AI. E, al contempo, come garantirne la sicurezza.

Per affrontare la questione, la Commissione Europea ha scelto di redigere un piano d’azione dedicato all’intelligenza artificiale. Uno strumento, quello del “piano di azione“, che Bruxelles ha già utilizzato in passato per altre emergenze tecnologiche. Dalla cybersicurezza degli ospedali, alla protezione dei cavi sottomarini, fino alle difese contro i droni ostili.

Il piano della Commissione

Il documento, sottolinea POLITICO, è arrivato ieri a Strasburgo. A presentarlo è stata Henna Virkkunen, Vice-Presidente Esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia.

Virkkunen ha illustrato la strategia dell’UE per garantire l’accesso europeo ai modelli di “AI frontier“, cioè i sistemi più avanzati oggi disponibili. Gli obiettivi saranno fondamentalmente due:

  • garantire la piena accessibilità a questi nuovi modelli.
  • Definire le modalità con cui Bruxelles intende imporre standard e procedure per i test di sicurezza prima della loro diffusione sul mercato.

Il tema, ovviamente, non è soltanto politico e normativo ma strutturale. Ed è qui che l’Unione è chiamata ad un passo importante. Diversi esperti hanno infatti sottolineato quanto l’UE sia ancora molto indietro rispetto a Usa e Cina nello sviluppo dei “modelli di frontiera“. L’altro problema è che dispone di un’infrastruttura computazionale nettamente inferiore rispetto ai due principali concorrenti globali.

Diversi analisti hanno al contempo evidenziato il rischio che il tentativo europeo di influenzare le regole sulla sicurezza dell’AI finisca per aumentare ulteriormente la dipendenza tecnologica da Washington.

Il dibattito sulle tecnologie Usa

Da anni le istituzioni europee discutono del predominio delle Big Tech statunitensi e della possibilità che Washington possa per ritorsione limitare l’accesso a servizi digitali considerati essenziali.

Queste preoccupazioni si sono accentuate proprio dopo il lancio di Mythos, che Anthropic ha descritto come un modello dotato di capacità senza precedenti nel campo della cybersicurezza. Le restrizioni del Governo statunitense, poi revocate, sulle esportazioni hanno aumentato le incertezze. Così la Commissione ha scelto di accelerare la definizione del nuovo piano d’azione.

Il rischio della condivisione dei dati

Al centro ci sarà la valutazione della sicurezza dei modelli più avanzati. Il piano dovrebbe prevedere procedure che consentano ai regolatori europei di accedere ai modelli prima del loro rilascio pubblico, così da verificarne il comportamento e individuare eventuali rischi.

Tuttavia, questa strategia presenta anche possibili controindicazioni. Ad esempio, quella che per effettuare controlli realmente efficaci l’Unione potrebbe essere costretta a condividere con Anthropic informazioni altamente sensibili. Tra queste “porzioni di codice sorgente e altri dati strategici che rappresentano un vero e proprio patrimonio digitale europeo“.

Ed è evidente che così operando si andrebbero a creare delle nuove forme di dipendenza tecnologica, da cui invece l’Unione vorrebbe liberarsi.

La sfida della “sovranità tecnologica

La Commissione affronterà anche il tema della “sovranità tecnologica“, ossia “la necessità di rafforzare le capacità europee nello sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata“. Al momento, tuttavia, non sarebbero previsti nuovi finanziamenti specifici per sostenere questa strategia.

Il risultato è che Bruxelles si ritrova costantemente impegnata a dover bilanciare due esigenze difficili da conciliare. Da una parte, garantire l’accesso alle tecnologie più avanzate sviluppate all’estero. Dall’altra, però, costruire al contempo “un ecosistema europeo capace, in futuro, di ridurre la dipendenza dalle grandi aziende esterne all’Unione“.

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