Intelligence e Polizia postale stanno lavorando su un’operazione selettiva attribuita a collettivi legati a Mosca. Nel mirino un numero ristretto di personalità italiane, tra cui politici, giornalisti e manager di aziende strategiche.
intelligence e Polizia postale stanno lavorando su una campagna mirata su Signal, attribuita ad ambienti legati a Mosca. La notizia, riportatata da Repubblica, evidenzia come tra i bersagli ci sarebbe anche Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, da tempo tra le voci più critiche nei confronti del Cremlino.
La crittografia dell’app non sarebbe stata “bucata”. Gli aggressori avrebbero invece cercato di ingannare direttamente le vittime con una tecnica di ingegneria sociale.
Il caso Picierno era già emerso
Il caso Picierno era già stato denunciato pubblicamente a maggio. La vicepresidente del Parlamento europeo aveva parlato di un tentativo di violazione del proprio account Signal, ricondotto a una campagna attribuita ai servizi russi dell’FSB contro politici, giornalisti, ricercatori e funzionari europei.
La novità della ricostruzione di Repubblica riguarda però l’allargamento del quadro italiano. Non solo una singola figura istituzionale europea già nota, ma una lista più ampia e circoscritta di bersagli nel nostro Paese, selezionati per il ruolo, le relazioni e le informazioni a cui potevano avere accesso.
Come funzionava il tentativo di accesso
Il tentativo di intrusione passava da Signal. Alle vittime arrivava un messaggio apparentemente collegato al servizio di sicurezza della piattaforma. Il messaggio chiedeva di comunicare un codice oppure di autorizzare il collegamento di un nuovo dispositivo.
Seguendo quelle istruzioni, l’utente non proteggeva il proprio account: consentiva invece agli aggressori di agganciare un altro dispositivo al profilo Signal e quindi di accedere a conversazioni e gruppi.
La crittografia dell’app non veniva violata. A essere aggirata era la persona. È una tecnica di ingegneria sociale: si induce la vittima a compiere volontariamente l’azione che permette l’accesso.
Lo stesso schema è già stato segnalato in altri Paesi europei, tra cui Germania e Paesi Bassi, dove campagne analoghe hanno colpito politici, diplomatici, militari e giornalisti.
Perché Signal è un obiettivo sensibile
Signal è usata proprio perché offre comunicazioni cifrate e un livello elevato di riservatezza. Per questo diventa un obiettivo prezioso per chi vuole raccogliere informazioni politiche, diplomatiche, giornalistiche o industriali.
Entrare in un account Signal può significare accedere a scambi con fonti riservate, chat con funzionari pubblici, gruppi politici, conversazioni con colleghi, documenti condivisi, contatti internazionali e informazioni non destinate alla circolazione pubblica.
Per un servizio di intelligence, questo tipo di accesso vale molto più di un attacco dimostrativo a un sito web. Un portale istituzionale bloccato per qualche ora produce visibilità. Una chat compromessa può produrre informazioni.
Il salto rispetto agli attacchi dimostrativi
Negli ultimi mesi l’Italia è stata più volte colpita da offensive filorusse visibili, in particolare attacchi DDoS contro siti di ministeri, forze dell’ordine, banche, aeroporti, porti e società di trasporto. Sono operazioni rumorose, spesso rivendicate sui canali dei collettivi filorussi e accompagnate da messaggi propagandistici.
La campagna su Signal appartiene a un’altra categoria. Non serve a mostrare forza pubblicamente. Serve a raccogliere informazioni nel silenzio.
È il passaggio dagli attacchi di disturbo allo spionaggio digitale. Ed è per questo che il caso è più delicato. Un sito irraggiungibile torna online. Una conversazione riservata sottratta può produrre conseguenze politiche, diplomatiche o industriali anche molto tempo dopo.
Dalle fonti umane agli account Signal
La campagna su Signal va letta accanto all’inchiesta, raccontata ieri, sui due appartenenti all’Arma dei Carabinieri accusati di aver favorito per anni attività di spionaggio in favore della Federazione Russa. Cambiano gli strumenti, ma la logica è la stessa: costruire accessi stabili a informazioni sensibili italiane, militari, politiche, tecnologiche o cyber.
Nel primo caso il presunto canale sarebbe stato umano, coltivato nel tempo; nel secondo passa da un’app cifrata e da tecniche di ingegneria sociale. In entrambi i casi, però, l’obiettivo non è fare propaganda né creare un danno visibile immediato, ma raccogliere informazioni.
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