Spazio e underwater sono beni comuni globali: la loro gestione richiede una visione condivisa, capace di unire ricerca scientifica, consapevolezza politica e la responsabilità verso le generazioni future.
Nel corso della mia esperienza in ambito europeo e internazionale, ho potuto osservare come questi due settori rappresentino le grandi frontiere dell’umanità: estreme, complesse, ma profondamente connesse non solo alla resilienza, ma anche all’evoluzione della Terra. Oggi queste frontiere assumono un ruolo sempre più strategico.
Spazio e underwater sono beni comuni globali: la loro gestione richiede una visione condivisa, capace di unire ricerca scientifica, consapevolezza politica e la responsabilità verso le generazioni future.
In questo contesto lo sviluppo sostenibile non è solo un tema ambientale o tecnologico: è una scelta di civiltà. Lo spazio — come ricordato nello studio congiunto realizzato da UNOOSA e dalla European GNSS Agency nel 2018 sotto la mia direzione e come ripreso anche nel mio libro Space economy l’arena competitiva del futuro — contribuisce in modo trasversale all’intero quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Le connessioni con il mare rafforzano in particolare quelli legati all’innovazione, al clima, alla vita sott’acqua, all’accesso a un’istruzione di qualità e alla costruzione di istituzioni solide e inclusive.
La governance è una delle sfide più complesse: mare e spazio superano i confini geopolitici e richiedono responsabilità condivise. Nel dominio marittimo strumenti come la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) e l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) offrono un quadro consolidato; nello spazio, i trattati delle Nazioni Unite sullo spazio, negoziati nell’ambito del COPUOS definiscono principi comuni ma senza un meccanismo centralizzato di attuazione. Pur con differenze strutturali, le sfide comuni — dai dati alle infrastrutture fino al clima — richiedono maggiore coerenza, standard interoperabili e un dialogo continuo tra tutti gli attori.
La sostenibilità ambientale è un’urgenza condivisa. In orbita, la crescita dei satelliti e dei detriti minaccia la sicurezza e la stabilità dell’ambiente spaziale; nei mari, l’inquinamento e la pressione delle infrastrutture tecnologiche mettono a rischio ecosistemi già fragili. La risposta, in entrambi i casi, passa attraverso l’economia circolare applicata alla riutilizzabilità dei vettori, alla riduzione dei detriti, alla manutenzione in-orbit e alla progettazione modulare e riparabile.
Per quanto riguarda l’ambito marino, la stessa logica di sostenibilità guida modelli innovativi per la manutenzione, il recupero e la rigenerazione delle infrastrutture critiche.Non si tratta soltanto di analogie, esistono anche benefici reciproci: le tecnologie sviluppate per la manutenzione in orbita ispirano nuovi approcci per il recupero sottomarino, mentre le strategie marittime di economia circolare influenzano la progettazione dei sistemi spaziali, questo approccio incita a continuare su questa strada, e anzi a rafforzare le sinergie.
La Space Economy italiana conferma ulteriormente questa dinamica di crescita e trasformazione. Secondo i dati pubblicati dal SEE Lab lo scorso 1 dicembre, il comparto ha superato i 4,5 miliardi di euro di fatturato nel 2024, con una crescita del 12,3% e un ruolo sempre più strategico delle microimprese, veri motori dell’innovazione.
Risultati che il Laboratorio ha potuto monitorare e analizzare grazie al SEEData, un database proprietario unico nel panorama europeo, che consente di seguire con continuità e metodo scientifico le evoluzioni del settore. L’integrazione tra spazio e underwater incide direttamente su un obiettivo chiave dell’Agenda 2030: l’accesso alla connettività.
Oggi, secondo l’ITU, (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni), oltre 2,5 miliardi di persone non hanno accesso a Internet, con effetti su istruzione, crescita e inclusione. In questo caso satelliti e cavi sottomarini sono complementari: i primi raggiungono le aree più remote, i secondi garantiscono capacità e stabilità, riducendo vulnerabilità e ampliando l’accesso alla conoscenza.
Poiché questa sessione affronta anche il tema dell’inclusione, è importante ricordare che la sostenibilità richiede accesso equo alle opportunità, sostenuto da cooperazione e formazione.
Il Centro spaziale di Malindi, in Kenya, mostra come la collaborazione internazionale possa creare capacità locali.
Nella stessa direzione va IRIDE, che punta a rendere più accessibili dati e servizi di osservazione della Terra a un numero crescente di utenti pubblici e privati.
Concludendo, appare ormai evidente che spazio e underwater non costituiscono più ambiti separati, ma componenti integrate di un’unica architettura a supporto della vita, della connettività e della sicurezza globale.
L’integrazione della dimensione spaziale con quella marina permette di valorizzare sinergie capaci di generare nuovo valore economico, industriale e strategico. È lungo questa traiettoria che possiamo costruire un ecosistema più resiliente, più inclusivo e realmente orientato al futuro.
Vai al sito di Cybersecurity Italia.
L'articolo Spazio e Underwater, l’integrazione può aumentare la connettività nel mondo dei due domìni sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.
📖 Leggi l'articolo completo originale:
https://www.cybersecitalia.it/spazio-e-underwater-lintegrazione-puo-aumentare-la-connettivita-nel-mondo/56212/ →