Il Dipartimento di Stato Usa ha pubblicato un lungo rapporto, rilanciando dure accuse nei confronti del Governo di Cuba.
“Cuba si è infiltrata nei più alti livelli del Governo Usa, in una delle infiltrazioni dell’intelligence straniera più durature e dannose nella nostra storia“. Questa la dura accusa del Dipartimento di Stato, che in materia ha pubblicato il rapporto “Cuba: The Capital of 21st Century Communism“.
Le accuse arrivano nel momento in cui Donald Trump intensifica la sua campagna per colpire l’isola. Nel rapporto Washington sostiene che la campagna di spionaggio condotta da Cuba da decenni rappresenti “una delle infiltrazioni dell’intelligence straniera più durature e dannose nella storia degli Usa“.
Sebbene queste parole segnino un ulteriore inasprimento delle tensioni tra Washington e L’Avana, le attività di spionaggio reciproco tra i due Paesi sono in realtà note. Diversi analisti hanno sottolineato come il rapporto contenga “poche informazioni realmente nuove“. La dimensione, dunque, è molto più simbolica che non operativa.
Un conflitto asimmetrico
I toni restano comunque aspri. Secondo il documento, “Cuba si è infiltrata nei più alti livelli del Governo statunitense“. Inoltre, “ha reclutato, formato generazioni di attivisti americani e ha sostenuto un’ondata senza precedenti di terrorismo di estrema sinistra sul territorio statunitense“.
“La campagna cubana contro l’America è unica nel suo genere“, rimarcano gli analisti. “È irregolare e segreta. Anche al culmine della sua potenza militare, L’Avana non ha mai avuto la capacità di sconfiggere gli Usa in un conflitto armato convenzionale“.
E ancora: “I cubani hanno invece perfezionato un nuovo modello di guerra di logoramento a lungo termine. Una guerra incentrata sullo spionaggio, l’infiltrazione, il sabotaggio, le reti di proxy e un’infrastruttura rivoluzionaria progettata per mettere l’America contro se stessa“.
Toni nuovamente inaspriti
La diffusione del rapporto da parte del Dipartimento di Stato, sottolineano gli esperti, si può inquadrare nella rinnovata retorica da “Guerra Fredda” promossa dall’Amministrazione di Donald Trump. Tra i principali obiettivi della Presidenza c’è infatti “il pericolo dell’estremismo di sinistra negli Usa“. Gli analisti si sono inoltre soffermati sulla presunta minaccia comunista, definita come un “morbo” da estirpare.
Nel 2015 Barack Obama aveva avviato un processo di riavvicinamento con il Governo cubano, con l’allentamento delle sanzioni. La convinzione di quel periodo era infatti che un approccio diplomatico potesse migliorare le relazioni dopo oltre mezzo secolo di ostilità.
Tuttavia, con il ritorno alla Casa Bianca, Trump ha rapidamente ripristinato una linea molto più dura, reinserendo Cuba nella “lista degli Stati sponsor del terrorismo“.
Lo stesso Trump ha più volte lasciato intendere che, dopo il Venezuela, si potrebbe procedere ad un’invasione dell’isola. A giugno aveva dichiarato che gli Usa avrebbero “preso il controllo” del Paese caraibico – che si trova a circa 145 chilometri dalla Florida – “quasi immediatamente“.
Per approfondire
- Leggi il rapporto “Cuba: The Capital of 21st Century Communism” in PDF.
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