Sanchar Saathi doveva essere l’applicazione per la cybersicurezza del Governo indiano contro i furti digitali, da installare obbligatoriamente sui cellulari. I rischi per la privacy e le relative proteste, però, avrebbero portato Nuova Delhi a fare marcia indietro.
Un’app del Governo per la cybersicurezza da installare obbligatoriamente su tutti i cellulari, era questo il progetto dell’India per Sanchar Saathi. La normativa di riferimento avrebbe avuto un valore retroattivo, ponendo di fatto sotto l’egida dell’esecutivo la diretta prevenzione dei crimini informatici sui telefoni.
“Con un ordine riservato del 28 novembre scorso“, ha scritto il Sole 24 Ore, “il ministero delle Comunicazioni aveva imposto a tutti i produttori di telefoni di pre-installare l’app pubblica Sanchar Saathi“.La misura sarebbe valsa per “ogni nuovo dispositivo venduto nel Paese, senza possibilità per gli utenti di disinstallarla“.
Prevista, inoltre, la possibilità di “spingerla anche sui modelli già in circolazione tramite aggiornamenti software“.
La direttiva è divenuta pubblica soltanto dopo un’inchiesta della Reuters e “si appoggiava alle Telecom Cyber Security Rules 2024, modificate nell’ottobre 2025“. Dopo giorni di dure polemiche, però, anche da parte dei produttori, Nuova Delhi ha fatto marcia indietro.
Aumentano gli accessi
Dalla sua pubblicazione (gennaio 2025), Sanchar Saathi è stata scaricata finora 14 milioni di volte. Sempre secondi i dati del Governo, “ha contribuito a fornire informazioni su circa 2.000 episodi di frodi informatiche al giorno“.
La recente controversia avrebbe per altro aumentato l’interesse verso la piattaforma, tanto che ministero ha osservato che circa 600.000 cittadini si sono registrati per scaricare l’app il 2 dicembre.
I motivi di un cambio così netto
Viste anche le eventuali restrizioni al commercio e al mercato, alla fine il ministero ha cambiato rotta. Ha infatti annunciato che l’applicazione sarebbe rimasta “volontaria“. Da parte loro, ha sottolineato TechCrunch, “i produttori di smartphone non saranno più obbligati a preinstallarla sui dispositivi che vendono“.
Ulteriori chiarimenti sono arrivati in questi termini: “Vista la crescente accettazione di Sanchar Saathi, il Governo ha deciso di non rendere obbligatoria la pre-installazione per i produttori di telefoni cellulari”.
Mancano tuttavia delle ulteriori istruzioni formali che definiscano un quadro generale di maggiore chiarezza. L’avviso del ministero delle Telecomunicazioni è in effetti stato il culmine di una serie di comunicazioni istituzionali molto confuse. I segnali contrastanti hanno alimentato le critiche secondo cui l’esecutivo stesse cercando di minimizzare la portata del suo mandato.
I principali critici hanno avvertito che “imporre un’app governativa su ogni smartphone e impedirne la disattivazione, avrebbe dato al Governo un potere eccessivo“. Quest’ultimo, infatti, avrebbe ottenuto un controllo quasi illimitato su ciascun dispositivo privato.

Anche per questo, la Internet Freedom Foundation, un gruppo per i diritti digitali con sede a Nuova Delhi, ha definito il dietrofront un “sviluppo positivo”. Al contempo, tuttavia, la fondazione ha invitato alla cautela, sottolineando quella mancanza di un ordine legale che avrebbe dovuto accompagnare l’annuncio.
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