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NoName057, nuove accuse negli Usa a una cittadina ucraina per attacchi cyber legati alla Russia

NoName057, nuove accuse negli Usa a una cittadina ucraina per attacchi cyber legati alla Russia

Victoria Eduardovna Dubranova è stata incriminata presso una corte federale di Los Angeles con l’accusa di aver un ruolo centrale, secondo il Dipartimento di Giustizia Usa, in NoName057.

Un nuovo caso cyber giudiziario infiamma gli Usa, complice le rinnovate accuse di una corte federale di Los Angeles nei confronti della cittadina ucraina Victoria Eduardovna Dubranova.

Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ritiene infatti che Dubranova, già accusata di “cospirazione“, abbia partecipato “ad attacchi hacker criminali“. Nonché, “ad altre intrusioni informatiche contro infrastrutture chiave a sostegno degli interessi russi“.

Secondo la Reuters, la cittadina ucraina avrebbe avuto un ruolo centralenel sostegno al gruppo hacker criminale NoName057(16)“. L’udienza californiana ha rappresentato un nuovo capitolo di una storia che è cominciata quasi un anno fa.

Quali sono le principali accuse?

All’inizio di quest’anno Dubranova ha ricevuto l’estradizione negli Usa con l’accusa di appartenenza a un gruppo che le autorità federali hanno denominato CyberArmyofRussia_Reborn (CARR). Il primo capo di accusa verteva sulla “cospirazione finalizzata al danneggiamento di computer protetti“. Successivamente sono arrivate le implicazioni per il gruppo hacker criminale.

Sempre secondo il DOJ, “la donna si è dichiarata non colpevole tutte e due le volte“. Il processo per il caso NoName è previsto per febbraio 2026, mentre quello relativo al caso CARR è fissato per aprile.

John Eisenberg, viceprocuratore generale responsabile della divisione sicurezza nazionale del Dipartimento di Giustizia ha commentato la vicenda in una nota ufficiale. Così: “Le azioni odierne dimostrano l’impegno del Dipartimento nel contrastare le attività informatiche dannose della Russia. Siano esse condotte direttamente da attori statali o dai loro rappresentanti criminali”.

Bill Essayli (primo assistente procuratore Usa per il distretto centrale della California): “Gli hacktivisti motivati politicamente sono una grande minaccia per la sicurezza nazionale

Anche Bill Essayli, primo assistente procuratore degli Usa per il distretto centrale della California, ha commentato la vicenda. “I gruppi di hacktivisti motivati politicamente rappresentano una grave minaccia per la nostra sicurezza nazionale“, ha dichiarato Essayli. “Che si tratti di quelli sponsorizzati dallo Stato come CARR o di quelli autorizzati dallo Stato come NoName“.

Poi, ha aggiunto: “In particolare, il pericolo esiste quando i servizi di intelligence stranieri utilizzano civili per nascondere le loro attività informatiche dannose. Attività, che prendono di mira le infrastrutture critiche americane e attaccano i sostenitori della NATO e degli interessi statunitensi all’estero”.

E ancora: “Le accuse annunciate oggi dimostrano il nostro impegno a sradicare le minacce globali alla sicurezza informatica. E insieme, a perseguire gli attori informatici dannosi che operano per conto di interessi stranieri ostili”.

Un nuovo corso cyber negli Usa?

In attesa di nuove conferme sui processi, la dimensione cyber negli Usa è sempre oggetto di dibattiti e discussioni. Del resto, da quando Donald Trump si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca, per la ‘sua’ Amministrazione la cybersicurezza nazionale ha sempre rappresentato un grande interesse.

Certo, più che per gli investimenti per una serie di tagli che, insieme ad altre scelte strutturali, per alcuni analisti avrebbero creato nuove vulnerabilità. Proprio in questo contesto si sono insediate le varie preoccupazioni contro la Cina.

Nel complesso, il One Big Beautiful Bill Act ha tagliato la spesa per la sicurezza informatica delle agenzie federali di oltre 1,2 miliardi di dollari. Tra questi, i 135 milioni di dollari al bilancio della CISA. Al contempo, però, si è destinato 1 miliardo di dollari – nei prossimi quattro anni – alle operazioni informatiche offensive per le operazioni di hacking all’estero.

La nomina di Sean Cairncross a direttore nazionale per la sicurezza cibernetica – nonostante quest’ultimo non avesse pregresse esperienze dirette nel settore – è stata per esempio elemento di grande dibattito. Nevralgico, inoltre, è stato lo scioglimento del Cyber Safety Review Board. Da qui, la riorganizzazione di tutto il comparto sin nelle linee generale.

Tra le altre misure ci sono stati tutti gli incentivi economici per lasciare il loro posto di lavoro che hanno ricevuto i dipendenti della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA). Lo aveva rivelato, lo scorso febbraio, la NPR. Nell’iniziativa, inoltre, sono finiti anche gli addetti alla sicurezza nazionale e alla difesa delle infrastrutture critiche.

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