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Riconoscimento facciale con AI per la Polizia, scontro nel Governo ma c’è l’ok: l’autorizzazione resta al pm

Riconoscimento facciale con AI per la Polizia, scontro nel Governo ma c’è l’ok: l’autorizzazione resta al pm

Secondo le ricostruzioni di stampa ieri, nel Consiglio dei ministri, confronto tra Tajani e Nordio da una parte, Mantovano e Piantedosi dall’altra. La linea garantista di Forza Italia passa solo in parte: il gip entra nell’articolo 10, mentre per il riconoscimento biometrico in tempo reale resta competente il procuratore.

Il decreto legislativo sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di Polizia è stato approvato dal Consiglio dei ministri dopo un confronto interno alla maggioranza sull’autorità chiamata ad autorizzare il riconoscimento facciale. Come vi abbiamo anticipato ieri, la bozza arrivata sul tavolo del Governo rafforzava già le garanzie sul trattamento dei dati biometrici: una banca dati specifica per ogni operazione, cancellazione dei dati alla scadenza dell’autorizzazione, maggiore coinvolgimento del Garante Privacy e doppia valutazione d’impatto.

Nel corso del Consiglio dei ministri, però, il confronto si sarebbe concentrato soprattutto sul ruolo del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari.

L’articolo 8 resta affidato al procuratore

Secondo quanto ricostruisce Repubblica, il vicepremier Antonio Tajani e il ministro della Giustizia Carlo Nordio avrebbero chiesto di affidare sempre al gip l’autorizzazione all’identificazione biometrica.

Di fronte, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avrebbero difeso l’impianto originario, che attribuisce il via libera al procuratore della Repubblica.

La linea di Forza Italia è quindi passata solo in parte. Per il riconoscimento biometrico remoto in tempo reale previsto dall’articolo 8, utilizzabile per finalità preventive o per la ricerca mirata di persone specifiche, l’autorizzazione resta affidata al procuratore presso il Tribunale del capoluogo del distretto. Non sarebbe stata quindi recepita l’indicazione contenuta nel parere delle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera, che chiedeva di sostituire il procuratore con il giudice competente.

Secondo Repubblica, Mantovano e Piantedosi avrebbero paragonato l’identificazione biometrica alle intercettazioni preventive, anch’esse affidate all’autorizzazione dell’accusa.

Il gip entra nell’articolo 10

La mediazione avrebbe invece portato all’introduzione del controllo del gip nell’articolo 10, che disciplina l’utilizzo a posteriori delle tecnologie di riconoscimento facciale collegate ai sistemi di videosorveglianza. La norma riguarda luoghi ed eventi caratterizzati da particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica, come stadi, stazioni e manifestazioni.

Nella bozza analizzata ieri da Cybersecurity Italia, le immagini dei volti potevano essere conservate localmente per sette giorni, ma senza un’immediata elaborazione biometrica. Il riconoscimento facciale avrebbe potuto essere attivato soltanto dopo la commissione di un reato, per confrontare le immagini con quelle di una persona indiziata.

Secondo la ricostruzione di Repubblica, per questa procedura sarebbe stato introdotto l’obbligo di autorizzazione del gip. Il testo definitivo dovrà però chiarire l’esatta formulazione della norma e in quali casi specifici sarà necessario l’intervento del giudice.

Sisto: “Nulla di automatico affidato all’AI”

Al termine del Consiglio dei ministri, il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha sottolineato alla stampa la presenza di un “doppio controllo umano” nell’impiego dei nuovi strumenti.

“Non c’è nulla di automatico affidato all’AI“, ha dichiarato Sisto, ribadendo che i sistemi dovranno operare come supporto alle attività di Polizia e non potranno sostituire la valutazione umana.

Restano le critiche delle opposizioni. Anna Ascani, esponente del Partito democratico, ha accusato la maggioranza di utilizzare il tema della sicurezza come strumento di propaganda e di spingersi verso uno “Stato di polizia”, anche in contrasto con la normativa europea.

Cosa cambia rispetto alla bozza

In sostanza, gran parte dell’impianto anticipato ieri resta confermato: il riconoscimento biometrico in tempo reale è limitato a ricerche mirate, con banche dati costruite per ogni singola operazione, cancellazione dei dati, valutazioni d’impatto e controlli del Garante. Il principale punto politico emerso dal Consiglio dei ministri riguarda invece l’autorità competente. Nell’articolo 8 resta il procuratore della Repubblica, mentre nell’articolo 10, secondo Repubblica, viene rafforzato il ruolo del gip.

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