I droni sottomarini extra-extra large cinesi potrebbero rivoluzionare la strategia navale della Cina, estendendo il raggio operativo nel Pacifico e rappresentando una nuova minaccia per gli Usa.
Per decenni, la cosiddetta “tirannia della distanza” ha rappresentato un elemento chiave nella strategia di Difesa statunitense: con più di 5.000 miglia nautiche a separate le due sponde dell’Oceano Pacifico, il mare, insieme alla superiorità della flotta della U.S. Navy, ha protetto e isolato la costa occidentale statunitense da un’eventuale aggressione della Cina.
La strategia di Washington in Asia orientale, basata proprio sull’ipotesi di un potenziale conflitto con la Cina, ha sempre considerato la vastità dell’Oceano Pacifico sì come una sfida logistica, ma anche come un vantaggio. In caso di guerra, infatti, il teatro operativo sarebbe rimasto lontano dal continente. Tuttavia, questa sicurezza non è più una certezza, e la Cina potrebbe aver trovato il modo per trasformare questo storico vantaggio americano in una vulnerabilità.
Cosa sono gli XXLUUV e come avviene il loro sviluppo?
La tecnologia avanza rapidamente, costringendo a ripensare i modi di percezione dello spazio geografico. La Cina è, infatti, impegnata nella costruzione dei più grandi droni subacquei al mondo, delle dimensioni di sottomarini tradizionali ma senza equipaggio. Si tratta di due modelli di XXLUUV (extra-extra large underwater unmanned vehicle), attualmente in fase di test nel Mar Cinese Meridionale.
Se costruire questi droni richiede maggiori investimenti, più tempo, capacità specifiche e infrastrutture adatte, allora perché prodigarsi tanto? La risposta sta nei loro punti di forza, che devono di gran lunga superare e compensare queste difficoltà.
Tra i vantaggi più evidenti figurano la maggiore capacità di armamento e la disponibilità di sensori più potenti. Ma a fare la vera differenze e a costituire il reale elemento distintivo è la portata operativa molto più estesa: si stima che gli XXLUUV cinesi avranno una autonomia di circa 10.000 miglia nautiche, più che sufficienti a coprire la distanza dell’Oceano Pacifico.
Qual è il livello della minaccia?
Il fatto che la Cina sia nota per investire massicciamente in tecnologie navali sperimentali e insoliti progetti che spesso non entrano in servizio operativo, non deve indurci a prendere sottogamba questo programma, per quanto l’idea che si tratti di un mero progetto di ricerca e sviluppo possa risultare consolatoria. Vi sono, infatti, diversi elementi che indicano il contrario.
Innanzitutto, il primo suggerimento deriva dall’assoluta segretezza che circonda la costruzione e i test di questi mezzi. I cantieri navali cinesi sono soliti mettere in mostra e farsi vanto dei loro progetti di punta; in questo caso non è così. Questi mezzi vengono nascosti in banchine galleggianti e testati in una struttura poco conosciuta nel Mar Cinese Meridionale.
In secondo luogo, è significativa l’attenzione riservata allo sviluppo e alla produzione di grandi droni: alla parata militare tenutasi nel mese di settembre, Pechino ha mostrato ben 8 XLUUV (più piccoli degli XXLUUV, ma comunque facenti parte della categoria “grandi droni”). Nessuna altra marina al mondo possiede un simile numero di droni XL.
Infine, il motivo più convincente, è la competizione interna. Esistono due progetti per lo sviluppo di XXLUUV, entrambi testati nello stesso porto. Questo indica che non si tratta di un semplice progetto di ricerca, quanto invece di una vera e propria gara d’appalto, in cui i progetti vengono attivamente confrontati tra loro affinché il vincitore entri in servizio operativo.
Quale potrebbe essere l’uso degli XXLUUV?
Droni subacquei di queste dimensioni, si pensa, potrebbero progressivamente sostituire i sottomarini con equipaggio. Tuttavia, si consideri che l’assenza di personale a bordo ne limita fortemente la flessibilità, relegandoli a missioni relativamente semplici. Missioni, in cui non è necessaria la problematica identificazione amico-nemico.
Per questo, uno dei potenziali impieghi potrebbe essere la posa di mine. O ancora, delle missioni di intercettazione navale. In questo caso avverrebbero esclusivamente in determinate zone, chiaramente delimitate, dove tutte le navi possono essere considerate come obiettivi e, eventualmente, colpite.
Tuttavia, la principale utilità di questi mezzi potrebbe essere di natura strategica. La Cina potrebbe impiegare questi droni per bloccare la costa occidentale degli Usa o addirittura il Canale di Panama. Pur avendo sottomarini nucleari (SSN) con autonomia teoricamente sufficiente per operare nel Pacifico orientale, essi sono troppo preziosi e destinati ad altre missioni.
Gli XXLUUV, al contrario, sarebbero più “sacrificabili” degli SSN e ideali per questo tipo di operazioni. Disporre di un numero crescente di XXLUUV, quindi, consentirebbe alla Cina non solo di ampliare gli scenari operativi, ma anche di mutare radicalmente il modo di condurre le proprie operazioni navali, rappresentando sempre più una minaccia per gli Stati Uniti.
Copertina: H I Sutton Credits
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