Gli esperti lanciano un allarme sui rischi legati ad alcuni modelli di router prodotti in Cina.
Più di 20 modelli di router prodotti in Cina e venduti in diversi Paesi conterrebbero una backdoor in grado di consentire accessi non autorizzati al dispositivo. E, potenzialmente, agli altri apparecchi collegati alla stessa rete.
Lo riporta la Reuters, citando uno studio che ha individuato la vulnerabilità in diversi router prodotti e commercializzati dalla cinese Zbtlink, sia con il proprio marchio sia con quello Wiflyer. La scoperta alimenta i timori occidentali sulla sicurezza delle apparecchiature di rete di produzione cinese.
In tempi di confronti commerciali e geo-economiche, questa ipotesi alimenta le preoccupazioni per un possibile punto debole per aziende, istituzioni e utenti privati. La backdoor è stata denominata “Endlessdoors” dagli analisti
Una porta d’accesso nascosta
La Reuters ha spiegato che software installato sui router stabilisce automaticamente una comunicazione con uno specifico indirizzo IP e con un dominio registrato in Cina ogni 35 secondi. Non si tratterebbe di una novità, ma di un passaggio superiore nello specifico tipo di crimine informatico.
Chiunque controllasse quei domini potrebbe, in determinate circostanze, assumere il controllo del router e utilizzarlo come punto di accesso per raggiungere altri dispositivi collegati alla stessa rete. Il rischio riguarda quindi non soltanto il router, ma potenzialmente computer, server, sistemi di videosorveglianza e altri dispositivi presenti nella rete locale.
Le potenziali conseguenze sarebbero estremamente gravi. “Installare uno di questi dispositivi in una rete aziendale o universitaria potrebbe equivalere a concedere a un soggetto esterno la possibilità di muoversi all’interno della rete“. Nel mondo sarebbero installati almeno 100mila router interessati dalla vulnerabilità.
Crescono i timori in Occidente
La scoperta arriva in un momento di crescente attenzione verso i rischi legati ai dispositivi di rete prodotti in Cina. Le autorità occidentali hanno più volte avvertito che gruppi di hacker criminali legati alla Cina possono minacciare le reti, domestiche o private. Tali accessi possono servire per attività di spionaggio informatico o ulteriori intrusioni.
Da parte sua le autorità di Pechino hanno respinto regolarmente le accuse di sostenere o condurre operazioni cyberattacchi e cyberspionaggio.
Luigi Martino: “L’hardware non è più solo una risorsa IT, ma rappresenta l’integrazione di vulnerabilità cyber-fisiche“
Sui suoi profili sociali, il professor Luigi Martino ha analizzato la questione. Un monito sul fatto che “l’hardware non è più solo una risorsa IT, ma rappresenta l’integrazione di vulnerabilità cyber-fisiche“.
In attesa di ulteriori riscontro, Martino ha aggiunto: “Dal punto di vista dell’intelligence, ciò rafforza una questione strategica rilevante. La domanda è chi potrebbe potenzialmente controllare l’hardware e in quali circostanze. Ecco perché la sicurezza informatica deve evolversi oltre il semplice monitoraggio delle famiglie di malware, delle TTP e degli attori delle minacce“.
E ancora: “Dovrebbe supportare sempre più le decisioni relative all’intelligence sui rischi della catena di approvvigionamento. E ancora, alla mappatura delle dipendenze tecnologiche e alla valutazione dell’affidabilità dei fornitori e del controllo delle esportazioni“.
Poi, ha aggiunto: “Così non ci limiteremo a rispondere alla domanda chi sta attaccando. Saremo al contrario in grado di rispondere al quesito su quali dipendenze potrebbero determinare la nostra resilienza o la nostra vulnerabilità per il prossimo decennio. Per i professionisti, ciò significa che la nostra missione si sta ampliando. Dall’identificazione delle minacce all’aiutare i vertici a comprendere i rischi tecnologici“.
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