Preoccupazioni, in particolare, per l’impiego di questi strumenti da parte delle agenzie Usa contro cittadini statunitensi.
Negli Usa, il Senatore Democratico Ron Wyden ha chiesto al Governo “di esaminare il modo in cui le agenzie federali di Polizia utilizzano strumenti di hacking e spyware contro i cittadini americani“. Attenzione, in particolare, su FBI, Drug Enforcement Administration (DEA), Homeland Security Investigations (HSI) dell’ICE e servizi di sicurezza. Ha inoltre denunciato “la scarsa trasparenza riguardo alla frequenza e alle ragioni del loro impiego“.
Wyden venerdì scorso ha inviato una lettera al Government Accountability Office (GAO), l’organo che controlla e verifica l’operato del Governo federale, chiedendo proprio di avviare un’indagine approfondita in materia.
Nella lettera, che ha condiviso con TechCrunch, Wyden è partito sottolineando un aspetto in particolare. Vale a dire che sebbene l’impiego di questi strumenti avvenga da oltre vent’anni, “esistono poche informazioni pubbliche“. Nello specifico, “sulla loro portata, frequenza o sulle garanzie operative adottate per impedirne gli abusi“.
Serve una nuova direzione
Inoltre, ha sottolineato che “a differenza delle intercettazioni telefoniche e dei pen register“, il Governo “non pubblica rapporti annuali sulle operazioni di hacking“. Per questo Wyden ha chiesto al GAO di pubblicare un rapporto non classificato contenente risultati e raccomandazioni.
Nel corso degli anni gli agenti federali hanno utilizzato più volte strumenti di hacking e spyware. Secondo le osservazioni di Wyden nella lettera, però, il Dipartimento di Giustizia e l’FBI “hanno ripetutamente ignorato le richieste del Congresso di una maggiore trasparenza” sotto diverse Amministrazioni. Tra le sue richieste al GAO:
- verificare se gli agenti abbiano utilizzato strumenti di hacking e spyware per scopi non autorizzati o personali. E al contempo, accertare quali misure tecniche e di supervisione siano in vigore per prevenire e individuare eventuali abusi.
- Esaminare come le agenzie “acquisiscono, conservano e proteggono” questi strumenti per evitare fughe di informazioni. Contestualmente, verificare se gli strumenti vengono sottoposti a un programma destinato a stabilire se il Governo debba segnalare vulnerabilità di sicurezza alle aziende tecnologiche affinché possano correggerle.
- Valutare come le autorità informano i tribunali quando chiedono mandati per utilizzare questi strumenti e se comunicano adeguatamente il rischio che possano essere colpiti soggetti estranei alle indagini o completamente innocenti.
I rischi nell’acquisizione di strumenti di hacking
Oltre agli abusi e alle violazioni della privacy, si segnala proprio il problema delle eventuali vulnerabilità di sicurezza. La raccolta e la conservazione delle informazioni sensibili può infatti servire anche agli hacker criminali. Attacchi informatici contro reti e server possono infatti servire per rubare dati ed esfiltrare le stesse informazioni.

In questo senso Wyden ha richiesto se le tecnologie di intelligence vengono sottoposte ai programmi governativi che valutano se una vulnerabilità debba essere comunicata al produttore del software o del dispositivo interessato. E da lì, consentirne la correzione. La questione è delicata. Mantenere segreta una vulnerabilità può infatti offrire alle autorità uno strumento investigativo. Tuttavia, può allo stesso tempo lasciare milioni di dispositivi potenzialmente esposti a criminali e altri attori ostili.
Gli interrogativi di base, dunque, sono molteplici. A partire da poteri devono avere le autorità per infiltrarsi nei dispositivi elettronici e da quanto l’opinione pubblica debba esserne informata. Dalle risposte, per il Senatore, si arriverebbe ad una maggiore trasparenza, controlli più rigorosi e una supervisione indipendente sull’utilizzo delle tecnologie di hacking e spyware da parte del Governo federale.
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