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Intelligence, Francia e Germania ribadiscono la volontà di un’AI militare europea. Berlino, però, teme “nuove dipendenze”

Intelligence, Francia e Germania ribadiscono la volontà di un’AI militare europea. Berlino, però, teme “nuove dipendenze”

Dietro al nuovo grande progetto del’AI militare europea, alternativa in particolare alla statunitense Palantir, si nascondono non pochi rischi operativi.

La Francia e la Germania hanno da tempo espresso la volontà di costruire un’AI militare che sia l’alternativa europea a Palantir vagliando varie soluzioni. Parigi punta su Arcadia la piattaforma francese di comando e controllo militare che impiega l’AI, insieme a “soluzioni tedesche comparabili“. Il Governo tedesco stesso sta valutando questa soluzione, seppur con alcune riserve. Teme infatti il rischio di “nuove dipendenze” rispetto a quelle attuali con la tecnologia statunitense.

Per altro, le Forze Armate francesi avevano già proposto Arcadia come alternativa al software Maven di Palantir, già utilizzato anche dalla NATO. La questione è molto complessa, visto che si tratterebbe di cambiare completamente un’intera struttura cibernetica.

L’AI sta infatti assumendo un ruolo sempre più importante per la Difesa. Le Forze Armate devono infatti gestire quantità enormi di informazioni provenienti da satelliti, sensori, radar e persino dai singoli soldati e l’AI può fornire un grande contributo nella loro raccolto e messa a sistema.

Oltre il modello statunitense

Al momento, sottolinea POLITICO, una delle soluzioni più importanti è il Maven Smart System di Palantir, adottato dalla NATO nel 2025. Il sistema è progettato per integrare e analizzare rapidamente grandi quantità di dati provenienti da fonti diverse, fornendo ai militari informazioni utili per le operazioni sul campo.

Il crescente utilizzo di questa tecnologia, tuttavia, preoccupa diversi Paesi europei. I quali, non vogliono affidare a un’azienda statunitense un ruolo così importante nella gestione e nell’analisi dei dati militari. Da qui nasce la spinta verso sistemi sviluppati direttamente in Europa.

Da parte sua, la Francia sta promuovendo Arcadia, una piattaforma sviluppata a livello nazionale che utilizza l’intelligenza artificiale per aggregare e analizzare i dati provenienti dal campo di battaglia. L’obiettivo è fornire ai comandanti una visione integrata della situazione operativa e permettere loro di prendere decisioni più rapide.

Il sistema è già in fase di sperimentazione da parte delle Forze Armate francesi. Parigi lo ha presentato come “una possibile alternativa europea a Maven“.

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Berlino analizza

Le autorità tedesche hanno valutato con interesse il possibile impiego di Arcadia ma il timore, in quel caso, sarebbe allora sostituire una dipendenza dagli Usa, con una della Francia. Per certi aspetti, soprattutto storici e geopolitici, si tratterebbe di una situazione forse ancora meno apprezzabile.

Da una valutazione interna tedesca, comunque, è emerso che “la collaborazione con Arcadia non dovrebbe compromettere gli sforzi nazionali per sviluppare una piattaforma sovrana di integrazione dei dati“.

Allo stesso tempo, il documento riconosce la necessità di condividere informazioni con Arcadia per garantire l’interoperabilità con un eventuale futuro sistema tedesco. La questione è particolarmente delicata perché, secondo la valutazione tedesca, i dati e le tecnologie alla base di Arcadia provengono esclusivamente da aziende francesi del settore della Difesa e dell’intelligenza artificiale. Tra queste Mistral AI, Safran.AI, Thales e Airbus.

L’Europa accelera sulla tecnologia militare

La corsa allo sviluppo di tecnologie militari nazionali ed europee non riguarda soltanto la Francia e la Germania. Insieme a loro, Ucraina e Uk stanno investendo nello sviluppo di sistemi autonomi e di intelligenza artificiale per la Difesa. Il tutto, in un momento in cui i Paesi europei mostrano crescente incertezza sulla solidità dell’impegno americano per la sicurezza della regione sotto l’Amministrazione di Donald Trump.

Il conflitto russo-ucraino ha inoltre evidenziato quanto rapidamente la tecnologia possa modificare le operazioni militari. Droni, sensori, satelliti e sistemi di analisi dei dati stanno diventando componenti essenziali della capacità di individuare obiettivi, comprendere il campo di battaglia e reagire agli sviluppi in tempo reale.

Le riserve tedesche nei confronti di Arcadia riflettono una tensione più ampia che da anni caratterizza la cooperazione europea nel settore della Difesa. Tra le principali accuse verso la Germania, c’è quella di privilegiare lo sviluppo della propria industria nazionale a discapito delle altre. Al contrario, a Berlino la spinta francese verso una maggiore autonomia europea viene talvolta interpretata come un modo per favorire le aziende tecnologiche e della difesa francesi.

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Per altro, non è la prima volta che questo confronto ha messo in difficoltà i grandi progetti militari europei. All’inizio dell’anno, infatti, il pilastro dedicato ai caccia del Future Combat Air System (FCAS) franco-tedesco-spagnolo è entrato in crisi dopo anni di dispute tra Parigi e Berlino. Non solo tra autorità, ma anche tra i rispettivi campioni industriali, Dassault Aviation e Airbus Defence and Space.

La questione dell’intelligenza artificiale militare rischia ora di riproporre lo stesso dilemma. L’Europa vuole diventare tecnologicamente più autonoma dagli Usa. Deve però, come rimarca POLITICO, “ancora trovare un equilibrio tra sovranità nazionale, interessi industriali e vera integrazione europea“.

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