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Per la prima volta un drone subacqueo ucraino colpisce un sottomarino russo. L’analisi dei fatti

Per la prima volta un drone subacqueo ucraino colpisce un sottomarino russo. L’analisi dei fatti

Quando l’attacco arriva invisibile in un porto sicuro, mettendo in discussione la sicurezza delle basi navali nel Mar Nero.

Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha comunicato di aver colpito un sottomarino russo ormeggiato nella base navale di Novorossijsk, nel Mar Nero con un drone subacqueo.

Si tratterebbe di una operazione congiunta tra la Tredicesima Direzione Generale del Dipartimento di controspionaggio dello SBU e le Forze Speciali della Marina Ucraina, Special Operations Center SOUTH. Per muovere l’attacco contro il sottomarino classe “KILO improved” è stato utilizzato un drone subacqueo Sub Sea Baby.

Come si vede dal video diffuso dall’SBU, il sottomarino, ormeggiato all’estremità del molo, esplode improvvisamente dopo che il drone ne colpisce la poppa. Finora, non esistendo alcuna verifica indipendente, non è chiaro se il sottomarino sia affondato all’interno del porto.

I danni potenziali

Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo ha comunicato che le informazioni diffuse dai Servizi ucraini non corrispondono alla realtà, e che non ci sarebbe stato il danneggiamento di nessuna nave o sottomarino. Tuttavia, da quanto si può intuire dalle immagini, il sottomarino ha probabilmente sofferto di danni allo scafo, alla propulsione e ai piani di immersione verticali e orizzontali di poppa, indubbiamente sufficienti per renderlo inutilizzabile per un periodo prolungato. 

Secondo l’SBU, inoltre, il sottomarino russo avrebbe avuto come equipaggiamento quattro missili da crociera Kalibr. La Russia solitamente li utilizza per colpire infrastrutture critiche in Ucraina.

Cos’è il drone Sub Sea Baby?

Ad aver colpito il sottomarino è, secondo quanto riferito, il veicolo sottomarino senza equipaggio (unmanned underwater vehicle, UUV) “Sub Sea Baby”. Si tratterebbe di un’evoluzione delle imbarcazioni a pilotaggio remoto (unmanned surface vehicle, USV) ucraine “Sea Baby”, estremamente efficaci nell’attacco di unità navali di superficie russe.

È plausibile che il drone sia riuscito a navigare e virare in spazi ristretti all’interno della base navale grazie a una sequenza di waypoint (punti di passaggio), prima che i suoi sistemi autonomi abbiano preso il controllo per direzionarlo verso l’obiettivo.

Il suggerimento, derivante dal fatto che i Servizi ucraini abbiano rilasciato un video proveniente dalle telecamere di sicurezza del porto, è che siano riusciti ad hackerare queste telecamere per monitorare le attività navali russe. Occorre poi notare un altro elemento fondamentale: il drone Sub Sea Baby sarebbe riuscito ad aggirare i sistemi di sicurezza portuali esistenti presso la base di Novorossijsk. La Russia, negli ultimi mesi, si è prodigata per proteggere quanto più possibile le sue navi installando pontoni galleggianti che, però, nulla possono contro la minaccia rappresentata dagli UUV. 

Quali sono le conseguenze dell’attacco?

La guerriglia navale ucraina si è rivelata particolarmente efficace. Questo episodio, in particolare, avviene in un periodo di rinnovata attenzione verso il Mar Nero e di intensificazione della guerra marittima: di recente, infatti, l’Ucraina con i suoi USV Sea Baby ha colpito tre petroliere russe (Virat, Kiaros e Dashan), riuscendo a impedire il loro viaggio verso Novorossijsk.

Sebbene indebolita e ridotta, la flotta russa rimarrebbe ancora capace di intercettare e bloccare il traffico civile ucraino. L’elemento che però deve far suscitare le maggiori preoccupazioni a Mosca è che la base navale di Novorossijsk non è più uno spazio sicuro per la flotta russa nel Mar Nero. Si è dimostrata vulnerabile, e lo rimarrà fino a quando non sarà implementato un sistema di protezione per proteggersi dalla minaccia dei Sub Sea Baby.

La Russia, poi, potrebbe essere costretta a rivedere il posizionamento dei suoi sottomarini. La prospettiva, eventualmente, sarebbe quella di ricollocare nel Mar Nero quelli attualmente presenti nel Mar Mediterraneo, con una conseguente riduzione della capacità di proiettare potenza nel Mare Nostrum.

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