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Cyberbullismo, da Brigitte Macron agli adolescenti

Cyberbullismo, da Brigitte Macron agli adolescenti

Sentenza esemplare del tribunale di Parigi che ha condannato i cyberbulli di Brigitte Macron. In Italia, il 34% dei ragazzi ha subito atteggiamenti aggressivi online.

Cosa è successo?

Dieci persone, di cui otto uomini e due donne di età compresa tra i 41 e i 65 anni, sono state condannate dal Tribunale di Parigi perché ritenute colpevoli di cyberbullismo ai danni di Brigitte Macron, moglie del Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron.

Per gli imputati, l’accusa è stata quella di aver diffuso online notizie infondate e affermazioni false riguardanti il genere e la sessualità della Première Dame francese, oltre ad aver rivolto commenti ritenuti offensivi, descritti come “degradanti, insultanti e maliziosi”, a proposito della differenza d’età di 24 anni tra i due partner.

Il Tribunale di Parigi ha condannato i dieci accusati a pene detentive fino a sei mesi. Otto di loro hanno ricevuto condanne detentive, comprese tra i quattro e gli otto mesi, con sospensione condizionale, per aver agito con “l’intento di nuocere” a Brigitte Macron, utilizzando un linguaggio “malevolo, degradante e offensivo con l’obiettivo di alimentare le accuse di “presunta pedofilia”, ha spiegato Thierry Donnard, il giudice presidente della corte.

A uno degli imputati, invece, è stata invece inflitta una pena di sei mesi di carcere senza condizionale poiché assente all’udienza. In aggiunta, molto di loro hanno ricevuto la sospensione dei rispettivi account sui social media.

Perché è una sentenza importante?

Si tratta di una sentenza esemplare nell’ambito della lotta contro il cyberbullismo.

Jean Ennochi, avvocato di Brigitte Macron, ha commentato: “Le cose più importanti sono i corsi di prevenzione e la sospensione degli account”. I condannati, infatti, dovranno partecipare, a proprie spese, a un percorso di sensibilizzazione sul rispetto delle persone nello “spazio digitale”.

La figlia che Brigitte ha avuto da un precedente matrimonio, Tiphaine Auzière, ha raccontato in tribunale come il cyberbullismo abbia inciso sulla salute e sulla vita quotidiana della madre. Brigitte Macron, ha spiegato la figlia, avrebbe dovuto prestare attenzione a tutto, dalla scelta degli abiti alla postura, consapevole che ogni elemento sarebbe potuto essere strumentalizzato online. Le sofferenze più gravi, ha aggiunto Auzière, hanno però colpito i nipoti, presi di mira e derisi a scuola.

Cos’è il cyberbullismo?

Il cyberbullismo rappresenta la versione online di un fenomeno più ampio che avviene nella vita “offline”, il bullismo. Con l’avvento della tecnologia, i comportamenti tipici del bullismo si sono trasferiti sul web. I bulli così possono colpire le loro vittime in qualsiasi momento, perseguitando con l’invio di messaggi, immagini o video offensivi tramite smartphone o pubblicandoli su siti web e social network, anche di pubblico accesso. In questo modo, il bullo tradizionale si trasforma in cyberbullo.

Tra gli aspetti più allarmanti del cyberbullismo vi sono l’anonimato del bullo, che rende difficile risalire all’autore, e la possibilità di diffusione globale dei contenuti offensivi. Le aggressioni possono avvenire potenzialmente 24 ore su 24, senza lasciare un attimo di respiro alla vittima e alimentando la percezione di inseguimento costante; proprio l’assenza di reazioni visibili da parte della vittima impedisce al cyberbullo di comprendere l’impatto delle proprie azioni.

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La tecnologia offre inoltre al cyberbullo una sensazione di invisibilità, che spesso accompagnata da uno sdoppiamento della personalità: le responsabilità sono attribuite al profilo utente creato online, distaccando così l’autore dai propri comportamenti reali.

Qual è la situazione in Italia?

Secondo il Rapporto Bullismo e Cyberbullismo nei Rapporti tra i Ragazzi, pubblicato dall’ISTAT nel 2025, che analizza i dati raccolti su un campione di ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 19 anni residenti in Italia, il 34% dei giovani ha subito comportamenti vessatori online almeno una volta nel corso dei 12 mesi precedenti alla rilevazione, e che il 7,8% ne è rimasto vittima più volte al mese.

Grazie alla legge n. 71 del 29 maggio 2017, contenente disposizioni specifiche per la tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto di questo fenomeno, l’Italia è stato il primo paese in Europa a introdurre il termine “cyberbullismo” nel proprio ordinamento.

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