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Contro l’Ucraina Mosca usa missile che viaggia a 13mila km/h e trasporta nucleare

Contro l’Ucraina Mosca usa missile che viaggia a 13mila km/h e trasporta nucleare

Il nuovo attacco, oltre all’operazione militare in sé è anche un monito e un simbolo nei confronti degli avversari. 

Nella notte tra giovedì e venerdì, la Russia ha lanciato un massiccio attacco in Ucraina utilizzando il sistema missilistico ipersonico Oreshnik (un missile che viaggia a 13mila km/h).

Cosa è accaduto?

Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa russo, le Forze armate di Mosca hanno condotto un attacco su vasta scala utilizzando “armi di precisione a lungo raggio, terrestri e navali. Tra questi il sistema missilistico mobile a medio raggio Oreshnik, nonché veicoli aerei senza pilota, contro obiettivi critici sul territorio ucraino”.

Si tratta di un raro utilizzo di una delle armi più avanzate in dotazione a Mosca. L’attacco rappresenta il primo ricorso al missile Oreshnik dopo oltre un anno.

Un attacco del genere, così vicino ai confini dell’UE e della NATO, rappresenta una grave minaccia per la sicurezza del continente europeo e una prova per la comunità transatlantica”, è stato il commento del Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha tramite un post su X. “Chiediamo risposte forti alle azioni sconsiderate della Russia”, ha aggiunto.

Quali sono i motivi e gli obiettivi dell’attacco?

L’attacco, secondo quanto riferito, era una risposta all’attacco attribuito a Kiev. Attacco, che era avvenuto il 29 dicembre contro la residenza del Presidente della Federazione Russa nella regione di Novgorod.

L’episodio era stato definito come una “assurda menzogna” da parte delle autorità ucraine, che accusavano la Russia di voler sabotare e interrompere i complessi negoziati di pace.

Sebbene la Russia non abbia specificato il luogo dell’impatto dell’Oreshnik, c’è stata la segnalazione, dalle autorità di Leopoli, di diverse esplosioni e un attacco missilistico balistico contro una infrastruttura critica.

Il Ministero della Difesa russo ha commentato: “Gli obiettivi dell’attacco sono stati raggiunti. Sono stati colpiti gli impianti di produzione dei droni utilizzati nell’attacco terroristico. E le infrastrutture energetiche a supporto del complesso militare-industriale ucraino”.

Cosa sono i missili Oreshnik?

Il nome Oreshnik significa “nocciolo” in russo. Questi missili hanno una lunghezza compresa tra i 15 e i 18 metri, con un diametro di circa 1,9 metri. Per essere lanciati, occorre un TEL (Transporter Erector Launcher, Trasportatore Elevatore Lanciatore), ossia un veicolo militare specialmente progettato per trasportare, elevare e lanciare i missili nella direzione degli obiettivi individuati.

Durante l’attacco di ieri, l’Oreshnik si è mosso a una velocità di circa 13.000 chilometri all’ora lungo la traiettoria balistica, corrispondente a circa dieci volte quella del suono. Proprio questa caratteristica lo rende praticamente impossibile da intercettare, eludendo le tradizionali difese anti-aeree. Anche secondo le dichiarazioni del capo delle forze missilistiche russe, i missili Oreshnik possono raggiungere questo tipo di velocità.

Inoltre, possiedono un raggio d’azione stimato tra i 1000 e i 5.500 chilometri, sufficiente a colpire qualsiasi punto anche in Europa e la costa occidentale degli Usa.

A renderlo particolarmente strategico è il fatto che si tratta di un missile a doppia capacità, in grado di trasportare anche testate nucleari. Gli Oreshnik possono portare più testate contemporaneamente, sia convenzionali che nucleari, consentendo così di colpire più bersagli.

Proprio questo ne aumenta il valore deterrente. Ogni lancio, infatti, lascia un’incertezza sull’impiego della tipologia di testata, alimentando un’ambiguità capace di incutere timore.

Qual è la strategia di Mosca?

Il primo impiego russo del missile, da quando è scoppiata la guerra nel febbraio 2022, risale al 21 novembre 2024. In questa occasione, l’obiettivo era stato un complesso industriale a Dnipro, a sud dell’Ucraina.

Già nel dicembre 2024, nell’ambito di un incontro con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, Vladimir Putin aveva annunciato che ci sarebbe stato il dislocamento del sistema missilistico in Bielorussia nella seconda metà del 2025, come parte di una nuova strategia in cui Mosca, per la prima volta dalla Guerra Fredda, prevede il posizionamento di armi nucleari al di fuori del proprio territorio.

La pronuncia sull’effettivo schieramento è avvenuto il 18 dicembre 2025, entrando effettivamente questi in servizio operativo, con tanto di cerimonia ufficiale, il 30 dicembre.

La Bielorussia, già impiegata come base logistica per l’invasione del 2022, perde così ulteriormente la sua autonomia strategica. Mosca rafforza l’integrazione tra i due Paesi, e Minsk diventa sempre più centrale nel sistema di deterrenza russo, che ne fa un suo avamposto militare.

Il posizionamento dei missili Oreshnik in Bielorussia, poi, non rappresenta solamente un monito militare, ma anche un chiaro messaggio politico rivolto all’Ucraina, alla NATO e agli Usa.

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