“Le attività del gruppo di monitoraggio per le sanzioni sono illegali e irrilevanti per le Nazioni Unite“. Questa la nota dell’agenzia di stampa statale della Corea del Nord, che ha duramente attaccato il gruppo multinazionale che monitora il regime sanzionatorio.
Nuova offensiva della Corea del Nord contro le sanzioni, questa volta attraverso una dura nota rivolta al gruppo multilaterale di monitoraggio composto da undici Paesi (tra cui Usa e Corea del Sud). “Tutte le sue attività sono illegali e irrilevanti per le Nazioni Unite“, ha scritto l’agenzia di stampa statale nordcoreana KCNA, secondo quanto ha riportato la Reuters.
Formalmente questo gruppo – il Multilateral Sanctions Monitoring Team (MSMT) – agisce secondo un preciso mandato. Il suo scopo è quello “di monitorare, segnalare le violazioni e le elusioni delle sanzioni imposte dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a Pyongyang“.
Nel suo comunicato, però, la Corea del Nord ha affermato: “La creazione del comitato di monitoraggio è avvenuta in modo sconsiderato, al di fuori del sistema delle Nazioni Unite“.
Qual è l’origine della controversia?
Nell’ottobre 2025, il gruppo di monitoraggio ha pubblicato un rapporto sulle presunte connessioni tra gli apparati della Corea del Nord e i gruppi di hacker criminali. Lo studio, raccogliendo le informazioni fornite dai Paesi partecipanti al MSMT serviva per documentare “furti di criptovalute, attività informatiche fraudolente e spionaggio informatico“.
Il rapporto, inoltre, illustrava “il continuo sfruttamento da parte della Corea del Nord di Governi stranieri, aziende private e cittadini“. Per gli estensori, il fine è preciso, ossia quello “di rubare e ottenere in modo fraudolento miliardi di dollari da destinare ai suoi programmi illegali di armi di distruzione di massa e missili balistici“.
Le entità della Corea del Nord designate dall’ONU, tra cui il Reconnaissance General Bureau, “svolgono molte di queste attività per eludere il congelamento dei beni“. Congelamento, imposto dalla Risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza UN. Da parte sua, Pyongyang ha respinto tutte le accuse. “È una storia inventata basata sull’immaginazione”, ha affermato la KCNA citando il comunicato stampa.
Il Cyber crime è una fonte di reddito per la Corea del Nord?
“I gruppi di hacker criminali legati alla Corea del Nord hanno rubato più criptovalute di chiunque altro nel 2025. L’incasso totale si aggirerebbe sui 2 miliardi di dollari. Questa cifra ha rappresentato un aumento del 51% rispetto all’anno precedente. La fetta di asset digitali che hanno sottratto rappresenta il 60 per cento del totale dei furti a livello mondiale. Per una quota, pari a circa 3,4 miliardi di dollari nel 2025“.
In materia, l’Avvenire ha riportato alcune stime di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Secondo loro – nel periodo che va dal 2017 al 2023 – la Corea del Nord avrebbe sottratto “asset virtuali per un valore di 3 miliardi di dollari tramite 58 attacchi informatici su piattaforme di criptovaluta“.
L’obiettivo di queste operazioni cyber è spesso quello di ottenere risorse. Il tutto, sia per accrescere il bilancio statale che per aggirare le stesse sanzioni, finanziando il programma nucleare del Paese.
In questi termini, il Governo del Paese asiatico ha iniziato a sviluppare moderne capacità informatiche già a metà degli anni ’90. Da allora, esistono diversi corsi di formazione informatica presso le università di Pyongyang, all’interno di un sistema di “addestramento” che dura anni.
Investimenti sono arrivati anche nelle infrastrutture delle telecomunicazioni, sempre per massimizzare il suo potenziale informatico.
Per approfondire
- Il sito del Multilateral Sanctions Monitoring Team (MSMT).
- Leggi il Joint Statement of the Multilateral Sanctions Monitoring Team (MSMT) on the Report Covering DPRK Cyber and IT Worker Activities.
- Consulta l’elenco delle principali Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza contro la Corea del Nord.
Vai al sito di Cybersecurity Italia.
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