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Spyware, nuovo scontro tra NSO Group e le associazioni per la privacy

Spyware, nuovo scontro tra NSO Group e le associazioni per la privacy

L’ultimo rapporto sulla “trasparenza” di NSO Group ha ricevuto dure critiche dalle associazioni per la privacy, complice la mancata sensibilità sul tema dei diritti fondamentali.

Nuovo scontro all’orizzonte tra NSO Group, una delle aziende più note e controverse nel settore degli spyware governativi e le associazioni per la privacy. La società israeliana ha infatti pubblicato, lo scorso mercoledì, il suo report annuale sulla “trasparenza“. E lo ha presentato come “una nuova fase di responsabilità”.

Tuttavia, a differenza delle precedenti relazioni annuali, nell’analisi non ci sono dettagli fondamentali sul numero di clienti respinti, indagati, sospesi o esclusi a causa di abusi dei diritti umani. In particolare, per quei casi che riguardano l’impiego delle sue tecnologie di sorveglianza.

Il report“, ha scritto TechCrunch, “contiene promesse di rispetto dei diritti umani e di controllo sui clienti, ma non presenta prove concrete a sostegno di tali affermazioni“. Proprio su questo hanno fatto pressione le tante organizzazioni che si occupano di tutela delle libertà fondamentali.

Qual è lo spazio per i diritti della privacy?

L’ultimo studio conteneva meno informazioni rispetto a quelli degli anni precedenti. Nel documento relativo al 2024, ad esempio, NSO aveva dichiarato di aver avviato tre indagini per potenziali abusi. Aveva per usto interrotto i rapporti con un cliente e imposto a un altro misure correttive, “come formazione sui diritti umani e monitoraggio delle attività“.

Sempre nel 2024, l’azienda affermava di aver rinunciato a oltre 20 milioni di dollari in nuove opportunità di investinenti per preoccupazioni legate ai diritti umani. Nel report precedente, relativo al periodo 2022-2023, NSO aveva dichiarato di aver sospeso o terminato i contratti con sei clienti governativi, con una perdita di ricavi pari a 57 milioni di dollari.

E ancora, nel 2021, la società parlava di oltre 100 milioni di dollari di mancati introiti a seguito della disconnessione di sistemi e della cessazione di rapporti con clienti ritenuti “problematici“. Il report sul 2025, invece, non indica nemmeno il numero totale di clienti attivi, “una statistica che era sempre stata inclusa in passato“. Nessuna informazione di merito è stata divulgata.

Una leva geo-economica

Secondo esperti e critici che seguono da anni NSO e il mercato degli spyware, il report sarebbe in realtà una leva geo-economica. Sarebbe infatti “parte di una più ampia strategia per convincere il Governo statunitense a rimuovere l’azienda dalla cosiddetta Entity List, la blacklist commerciale americana“. L’obiettivo sarebbe quello di rientrare nel mercato statunitense, con il sostegno di nuovi investitori e di una nuova dirigenza.

In effetti, da quando l’Amministrazione Biden ha inserito NSO nella Entity List, l’azienda ha esercitato pressioni per ottenere la rimozione delle restrizioni. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca lo scorso anno, questi sforzi si sono intensificati. Tuttavia, fino a maggio, la società informatica non era riuscita a convincere la nuova amministrazione.

Il nuovo corso dell’Amministrazione Trump

Alla fine di dicembre, tuttavia, l’Amministrazione Trump ha revocato le sanzioni a tre dirigenti legati al consorzio spyware Intellexa. Un gesto, che alcuni osservatori hanno interpretato come un possibile cambiamento di atteggiamento verso i produttori di tecnologie di sorveglianza.

Nel 2024 un gruppo di investitori statunitensi ha acquisito NSO Group, avviando una fase di profonda transizione interna. Tra i cambiamenti più rilevanti hanno figurato la nomina dell’ex funzionario dell’Amministrazione Trump David Friedman come presidente esecutivo e le dimissioni dell’Amministratore delegato Yaron Shohat.

Con loro, c’è stata anche l’uscita di Omri Lavie, ultimo fondatore ancora coinvolto nell’azienda, come ha riportato il quotidiano israeliano Haaretz.

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