La proposta di revisione del Cybersecurity Act della Commissione Europea ha ricevuto le critiche della Cina, che ha accusato l’Unione Europea di promuovere una scelta di “palese protezionismo”.
La Cina rilancia la sua battaglia contro “il protezionismo” dell’Unione Europea, a tutela delle sue eccellenze cyber, con dure critiche alla proposte della Commissione Europea sul Cybersecurity Act.
“Mercoledì scorso“, secondo POLITICO, “il Governo cinese è intervenuto in difesa di Huawei e di altre industrie tecnologiche contro la proposta di Bruxelles“. L’Unione Europea, infatti, “punta ad escludere i fornitori cinesi più a rischio dai settori industriali più critici“.
Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri Wang Yi, ha dichiarato ai giornalisti che la proposta di legge sulla sicurezza informatica dell’UE equivale ad una misura di “palese protezionismo”. Inoltre, ha avvertito i funzionari europei che Pechino adotterà “le misure necessarie” per proteggere le sue aziende.
La replica dell’Unione Europea
In un clima di crescente tensione tra la Cina e i Paesi occidentali, non poteva mancare una risposta da parte della Commissione. Il suo portavoce Thomas Regnier ha motivato la misura affermando: “L’Europa ha permesso per troppo tempo a fornitori ad alto rischio di Paesi al di fuori dell’Unione di operare in settori strategici“.
Il rischio comunque, ha sottolineato POLITICO, “è che Pechino possa scatenare una ritorsione in un momento delicato“. L’UE, infatti, “deve anche affrontare la possibilità di una guerra commerciale con gli Usa sulla Groenlandia“. Tuttavia, secondo alcuni analisti, la spinta dell’Unione a bloccare le aziende cinesi del comparto cyber “potrebbe essere una carta negoziale per allentare le tensioni con gli stessi Usa“.
L’obiettivo degli Usa
Da anni, infatti, Washington anni esorta le capitali europee a tagliare fuori dal mercato Huawei e altre società cinesi.
Con la U.S. National Security Strategy released del dicembre 2025, una delle sette priorità della politica statunitense in Europa era un vero e proprio incoraggiamento all’Unione. In particolare “ad agire per combattere l’eccesso di capacità mercantilista, il furto tecnologico, lo spionaggio informatico e altre pratiche economiche ostili”.
La misura di Bruxelles sulla cyber è l’ultima di una vasta serie di iniziative dell’UE volte a rafforzare la sua “autonomia strategica” nelle tecnologie e nei settori sensibili. Il tutto, “per ridurre il rischio per le sue economie di shock commerciali e coercizioni economiche“.
Ursula von der Leyen: “L’UE risolva le proprie dipendenze strutturali“
Poche ore prima che l’iniziativa fosse resa pubblica, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva ribadito le sue posizioni a Davos. Così von der Leyen: “L’Europa ha la necessità di costruire una nuova forma di indipendenza europea. Deve risolvere le dipendenze strutturali che abbiamo“. Un commento, quest’ultimo, rivolto sia a Pechino che a Washington.
In base alla proposta sulla cyber, la Commissione Europea e le capitali dell’UE dovrebbero indicare i “Paesi che destano preoccupazione”. Quei Paesi che rappresenterebbero “una minaccia informatica in settori quali le telecomunicazioni, le energie rinnovabili, l’elettricità, l’acqua, i servizi cloud e i servizi di sicurezza“.
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