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Un tuffo nel passato, le origini del “Maiale” della Marina Militare italiana

Un tuffo nel passato, le origini del “Maiale” della Marina Militare italiana

Nuove ricerche hanno portato alla luce documenti rimasti segreti per novant’anni, svelando le origini dei primi siluri utilizzati nelle operazioni subacquee.

Grazie a nuove analisi documentali e recenti approfondimenti, sono state svelate e divulgate informazioni e segreti militari rimasti riservati per oltre novant’anni, consentendo di gettare luce sulle origini di uno dei più celebri mezzi d’assalto della Regia Marina Italiana nella guerra subacquea.

Cosa è avvenuta la scoperta?

La location delle ricerche è l’archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, che si conferma una fonte di preziose informazioni per la ricostruzione della storia navale e subacquea italiana. Lo studio effettuato si è concentrato sulla prima sperimentazione in mare della torpedine semovente, poi rinominata Siluro a Lenta Corsa (S.L.C.) e, infine, passata alla storia con il soprannome di “Maiale”.

È stato così possibile anticipare al 1935 le sperimentazioni in mare, e individuare Porto Santo Stefano come sede del programma di addestramento dei primi operatori subacquei della Regia Marina e dei mezzi e dei materiali impiegati, tra cui i due prototipi del mezzo.

Per lungo tempo, infatti, le attività di addestramento degli incursori erano attribuite e tramandate esclusivamente all’area del Serchio, in particolare alla foce del fiume Serchio, tra Vecchiano e Pisa. Questa era una zona che era stata mantenuta in totale segretezza. Proprio lì, infatti, alla fine degli anni Trenta e nei primi anni della Seconda guerra mondiale, si svolgevano gli addestramenti degli incursori, estremamente duri e pericolosi.

Porto Santo Stefano, in realtà, ebbe un ruolo fondamentale già nella fase sperimentale, accogliendo molti di questi “uomini degli abissi”. Proprio questi operatori, a partire dalla fine del 1936, tornarono con maggior vigore a esercitarsi a Bocca di Serchio, con una intensità tale da guadagnarsi la definizione di “vecchi di Porto Santo Stefano”. Tra questi uomini, un nome spicca su tutti, destinato a entrare nella storia della Marina Militare: quello di Teseo Tesei. In riconoscimento del suo ruolo, a lui è oggi intitolato il Comando Subacquei e Incursori della Marina Militare (COMSUBIN).

Cos’è il Siluro a Lenta Corsa, “Maiale”?

Si tratta di un siluro a lenta corsa, costituito da un corpo di forma cilindrica in metallo. Era progettato per muoversi a bassa velocità e trasportare due operatori dotati di respiratori subacquei autonomi, oltre che una carica esplosiva da applicare direttamente alla carena delle navi nemiche ormeggiate.

I primi esemplari avevano una lunghezza di 7,30 metri. Spinti da un motore elettrico, potevano raggiungere una velocità massima di 3 nodi, ed era garantita una autonomia di circa 15 miglia.

Il mezzo era configurato per ospitare un equipaggio di due uomini, seduti su due seggiolini in legno disposti in tandem lungo il lato superiore. La guida era possibile grazie al volante posizionato davanti a uno dei due posti. Due bombole destinate alla riserva d’aria erano riposte in una cassa, mentre ulteriori due serbatoi di ossigeno, per le emergenze, erano collocate accanto al secondo seggiolino. A prua, invece, era montata la testata staccabile contenente la carica esplosiva.

Rispetto ai siluri sviluppati precedentemente, questi presentavano diverse innovazioni rilevanti. Innanzitutto, in dotazione avevano dei motori elettrici alla cui alimentazione provvedevano batterie di accumulatori che consentivano anche di fare marcia indietro. Successivamente, sul mezzo erano integrati alcuni dispositivi tipici dei sommergibili (ad esempio i timoni di profondità e le casse di allagamento con bombole ad aria compressa per le operazioni di svuotamento) che permettevano così di muoversi in immersione totale, raggiungendo anche una profondità di 30 metri.

Gli operatori, poi, erano muniti di autorespiratori autonomi ad ossigeno a circuito chiuso, anziché ad aria compressa, per due scopi ben precisi: da un lato, ridurre le bolle d’aria sulla superficie che avrebbero potuto svelare la presenza del mezzo, dall’altro, limitare i rischi fisiologici legati all’immersione, come le embolie.

Qual era il suo impiego operativo?

Il “Maiale” aveva impiego soprattutto in azioni notturne. La missione iniziava con l’avvicinamento dei due sommozzatori presenti a bordo che si immergevano solamente in prossimità dell’obiettivo. Una volta raggiunta l’unità nemica, si sganciava la testata esplosiva dal siluro, assicurandola poi sotto la carena nemica. A questo punto, i due sommozzatori si allontanavano a bordo del siluro, verso il sommergibile di appoggio dal quale erano partiti.

Si stima che il Siluro a Lenta Corsa abbia colpito, quindi affondato o danneggiato, circa trenta navi ancorate nei porti del Mediterraneo.

Come si sono svolte le prime sperimentazioni?

Le prime prove sulle torpedini semoventi si svolsero nelle acque antistanti la costa settentrionale dell’Argentario, tra Porto Santo Stefano e il tombolo della Giannella, e successivamente a La Spezia e Bocca di Serchio.

Complessivamente, furono dieci i cicli di sperimentazione tra il 1935 e il 1936. Otto proprio a Porto Santo Stefano, dal mese di ottobre ‘35 e luglio ‘36; uno a La Spezia nella primavera del ‘36 e un altro a Bocca di Serchio nell’estate dello stesso anno.

Motivato da curiosità e passione, Alessandro Busonero, Ufficiale della Marina Militare, ha approfondito i dettagli relativi ai primi periodi di esercitazioni condotti a Porto Santo Stefano, con l’obiettivo di ricostruirne le modalità e i risultati ottenuti.

Fondamentali, in questo compito, sono state le relazioni tecniche sugli addestramenti, rese disponibili grazie alla collaborazione dell’Ufficio Storico della Marina. Nello specifico, al termine di ciascun ciclo di addestramento tra il 1935 e il 1936, fu il comandante del 1° Comando Sommergibili di La Spezia, il capitano di fregata G. Catalano di Gonzaga Cirella, a redigere le relazioni ufficiali dattiloscritte destinate al Comando Sommergibili (Maricosom) allo Stato Maggiore della Marina a Roma.

È proprio a Porto Santo Stefano che si svolge il battesimo del mare della torpedine semovente, a seguito delle prove iniziali in vasca a La Spezia. Così, le fonti storiche e i documenti dell’epoca, come la relazione dei giorni 7-14 gennaio 1936 riportata qui di seguito, restituiscono un quadro dettagliato delle prime sperimentazioni operative.

Queste testimonianze, un tempo coperte da segreto militare, non solo arricchiscono la storiografia di settore, ma fanno anche riflettere sulla natura pionieristica di quelle gesta, sulla determinazione e sul coraggio degli operatori che hanno contribuito allo sviluppo di strumenti e capacità subacquee sempre più sofisticate e avanzate.

Relazione, 7-14 gennaio 1936

1°) Il 7 gennaio il Smg H-8 proveniente da Spezia è giunto alle 10.30 a Porto S. Stefano. A tale ora è giunta anche la R.N. Titano con a bordo la torpediniera semovente.

2°) Ho preso imbarco sul Smg H-8.

3°) La torpediniera semovente portata a Porto S. Stefano è il secondo esemplare costruito a cura di Marimuni S. Bartolomeo. L’apparecchio dopo l’allestimento era stato solamente provato in vasca. D’accordo con Marinarsen si era venuti alla determinazione, per ragioni di riservatezza, di seguire tutte le prove dell’apparecchio a Porto S. Stefano.

4°) Allo scopo di rendere il più segreto possibile lo svolgimento delle esperienze a Porto S. Stefano con la torpedine semovente ho dato le seguenti particolari disposizioni:

a) Esecuzione delle esperienze nello specchio d’acqua prospicente la località Tombolo a circa 2.500 metri per 34 ° da punta Liberatore. La costa in questa zona si riduce a una stretta striscia di terra che divide lo stagno Nord di Orbetello dal mare e non è normalmente frequentata da nessuno.

b) Giusto accordi con il Capitano dei RR. CC. di Orbetello durante le esperienze quattro RR.CC. hanno perlustrato la zona del Tombolo

c) La pesca è stata interdetta nella zona di mare fra il Pozzarello e il Tombolo.

d) Il semovente è stato sempre approntato nelle ore notturne e messo in mare dal Titano prima dell’alba.

e) Il Titano nei giorni in cui si sono svolte le esercitazioni ha dato fondo in località Pozzarello a circa 2 miglia dalla costa. Prima di alarlo a bordo, il semovente è stato sempre completamente ricoperto da tele.

f) Alle prove di esercitazioni hanno assistito soltanto ufficiali e sottufficiali di sicura fiducia, pertanto gli armamenti dei due automezzi e la spedizione del palombaro di soccorso, ridotte al minimo indispensabile, sono state costituite da ufficiali e sottufficiali.

…omissis…

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Copertina: Marina Militare Italiana

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