Nel Mediterraneo, una missione NATO a guida italiana monitora l’attività sottomarina russa, rafforzando una necessaria sorveglianza marittima.
Nel corso dell’ultima settimana di gennaio, la fregata ITS Virginio Fasan della Marina Militare italiana è stata impegnata nel monitoraggio di un sottomarino russo presente nel Mar Mediterraneo.
Cosa è successo?
Il monitoraggio è stato annunciato su X dal Comando marittimo dell’Alleanza Atlantica (Allied Maritime Command, Marcom). La fregata, classe Bergamini, ha seguito il sottomarino russo Krasnodar, classe Kilo, scortato da diverse unità della Marina russa, tra cui il cacciatorpediniere Severomorsk. Il gruppo navale è stato osservato per l’ultima volta mentre transitava a sud-est della Sicilia, in navigazione verso il Mediterraneo orientale.
Non si tratta di una mossa esclusivamente nazionale, bensì la chiave di lettura è da ricercare nella dimensione NATO. La Fasan, infatti, è la nave ammiraglia dell’Operazione Standing NATO Maritime Group Two (SNMG2), uno dei quattro gruppi navali multinazionali permanenti dell’Alleanza. L’obiettivo della missione è garantire la libertà di navigazione, proteggere le linee di comunicazione marittime e sorvegliare il Mediterraneo e il Mar Nero. Il gruppo inoltre è a supporto di missioni di contrasto al terrorismo, di applicazione degli embarghi e di cooperazione con i partner regionali.
Qual è la strategia della Russia?
La presenza del Krasnodar nelle acque del Mediterraneo non va sottovalutata. Il sottomarino è considerato uno degli assetti principali delle capacità di proiezione militare a lungo raggio della Federazione Russa. Nel 2017, proprio da questa piattaforma, furono lanciati missili da crociera Kalibr contro obiettivi in Siria. Oggi, questo dispiegamento si inserisce in una strategia volta a mettere in discussione il controllo marittimo della NATO e esercitare una chiara pressione sulle infrastrutture critiche sottomarine presenti nell’area. Elemento emblematico, in questo senso, è proprio la presenza del cacciatorpediniere Severomorsk, che ne rafforza ulteriormente il messaggio strategico.
Proprio Mosca sta infatti progressivamente intensificando le sue attività di raccolta di informazioni in prossimità dei cavi sottomarini in fibra ottica e delle infrastrutture energetiche. In questo contesto, è altamente probabile che la Russia impieghi i sottomarini convenzionali, come il Krasnodar, in missioni multi-ruolo: non più solo la tradizionale deterrenza preventiva, quindi, ma anche raccolta di intelligence elettronica.
Come rispondono la NATO e l’Italia?
Per la NATO, appare ovvio, le attività dei sottomarini russi costituiscono una seria e concreta minaccia. Contrariamente all’Atlantico del Nord, infatti, il Mediterraneo è un piccolo bacino d’acqua, caratterizzato però da un intenso traffico marittimo. Questa caratteristica rende la lotta antisommergibile (ASW, anti-submarine warfare) particolarmente complessa.
Alla luce di ciò, il contributo dell’Italia è diventato sempre più centrale. La Marina Militare, oltre a fornire le sue unità navali alle operazioni dell’Alleanza nel Mediterraneo, condivide anche supporto logistico e capacità di comando di primo livello.
Il Mediterraneo è stato spesso definito come un “paradosso geopolitico”, evidentemente frammentato ma, parallelamente, anche profondamente interconnesso. Spazio di competizione per l’egemonia, di confronti ideologici, ma anche crocevia di connettività economica, energetica e infrastrutturale tra tre continenti. Il Mediterraneo è un microcosmo in cui si giocano sfide globali.
Alla luce della sua posizione geografica, l’Italia non può non rafforzare la sua influenza nel Mare Nostrum, anche attraverso operazioni come questa.
Copertina: NATO
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