Alla Camera il Ministro della Difesa chiarisce il nuovo parametro Nato: una quota dell’1,5% riguarderà sicurezza e resilienza, comprese energia, infrastrutture e protezione delle reti. Sul programma Safe: “Per la Difesa resta assolutamente indispensabile”.
Il 5% del Pil in ambito Nato non è un obiettivo immediato, non riguarda interamente la spesa militare e sarà comunque sottoposto a revisione nel 2029. È il chiarimento arrivato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto durante il question time alla Camera, rispondendo all’interrogazione presentata da Ettore Rosato e altri deputati sul programma europeo Safe e sugli impegni italiani in materia di difesa.
Il tema è politicamente sensibile. Ieri, al Senato, la maggioranza aveva riformulato la mozione sull’energia eliminando il riferimento alla revisione degli obiettivi Nato più ambiziosi, compreso il 5%, dopo che il passaggio era comparso in una prima versione del testo.
Crosetto: “Il 5% del PIL? Non solo alla difesa”
Secondo Crosetto, del 5% complessivo “uno e mezzo è un contenitore riferito alla sicurezza e resilienza, in senso ampio e quindi non strettamente legato alla difesa”. In questa quota, ha spiegato, potranno rientrare spese già esistenti o programmate relative a infrastrutture, mobilità, energia, protezione delle reti e altre misure funzionali alla sicurezza nazionale.
Per il Ministro, questa parte del 5% non comporta necessariamente nuovi finanziamenti e non equivale a spese per capacità militari nazionali. Si tratta piuttosto di una contabilizzazione più ampia della sicurezza, che include asset e funzioni essenziali alla resilienza del Paese.
La parte “core” della difesa è il 3,5%
Crosetto ha poi distinto questa quota dall’obiettivo propriamente militare. Le spese “core”, cioè quelle legate più direttamente alla difesa, rientrerebbero nel restante 3,5%. “Non si tratta di un obiettivo immediato, ma di una traiettoria di lungo periodo”, ha spiegato, indicando un arco temporale di dieci anni e una revisione prevista nel 2029.
L’Italia, ha detto Crosetto, parte da un valore formale del 2,09%. Questo significa che l’impegno aggiuntivo verso il 3,5% sarebbe pari all’1,41% da raggiungere entro il 2035, senza “lacri obbligati o fissi”. Nel breve periodo, l’impegno già delineato dal Governo nel documento programmatico di finanza pubblica riguarda invece uno 0,5% in tre anni: 0,15, 0,15 e 0,20.
Energia e difesa non vanno contrapposte
Per il Ministro il raggiungimento formale del 2,09% non sarebbe avvenuto grazie a nuove risorse effettive destinate alla difesa, ma attraverso una diversa e più ampia contabilizzazione di spese e attività già sostenute dallo Stato. “Abbiamo computato meglio ambiti e forze a cui attribuiamo un focus relativamente più militare”, ha spiegato Crosetto.
“La chiave di lettura non può essere la contrapposizione tra spese per energia e difesa”, ha detto. Secondo il Ministro, oggi la sicurezza e la difesa nazionale devono essere considerate in modo più ampio e integrato, includendo anche la resilienza energetica, quella delle infrastrutture critiche e le capacità di risposta del sistema Paese nel suo complesso.
Safe, il programma europeo da 150 miliardi
L’interrogazione di Rosato riguardava però soprattutto il programma Safe, il Security Action for Europe, lo strumento europeo da 150 miliardi di euro finanziato con prestiti comuni per rafforzare le capacità militari degli Stati membri.
Per l’Italia, secondo i firmatari dell’interrogazione, sarebbero disponibili 14,9 miliardi di euro, con restituzione fino a 45 anni e tassi più bassi rispetto al credito ordinario. L’obiettivo sarebbe consolidare la capacità di difesa, sostenere l’industria nazionale e rispettare gli impegni assunti anche in sede Nato.
Crosetto: “Safe assolutamente indispensabile”
Rosato ha posto la domanda in modo diretto: “Lo sottoscriviamo entro fine maggio questa richiesta del Safe?”. Il deputato ha evocato il precedente del Mes, sostenendo la necessità di evitare che l’Italia perda risorse potenzialmente vantaggiose, come a suo giudizio accaduto per la sanità.
Per la Difesa, ha chiarito Crosetto, l’attivazione dello strumento ha rilievo proprio rispetto agli incrementi di capacità che mancano e ai relativi investimenti. La posizione del suo Ministero resta quindi favorevole: Safe è considerato “oggi come ieri, assolutamente indispensabile”.
La decisione finale, però, non è solo della Difesa. Crosetto ha precisato che restano demandate al Ministero dell’Economia e delle Finanze le valutazioni finanziarie e attuative sulle modalità di adesione allo strumento.
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