La scelta di Donald Trump di ritirare la firma all’ordine esecutivo sull’AI che avrebbe creato una cornice di collaborazione tra Big Tech e Governo è oggetto di dibattito.
La scorsa settimana Donald Trump avrebbe dovuto firmare un ordine esecutivo sull’AI per introdurre nuove regole in materia. La firma, però, non è arrivata e il progetto è stato temporaneamente ritirato. Nonostante il rinvio, molti osservatori si aspettano comunque che l’Amministrazione Trump possa introdurre presto nuove norme per i modelli di AI avanzata come Mythos.
È stato poi lo stesso Trump a confermare le sue preoccupazioni riguardo alla bozza dell’ordine esecutivo. Il tutto, sebbene la decisione di ritirarlo dopo settimane di preparazione ha colto persino di sorpresa persino alcuni alti funzionari dell’Amministrazione. Una dimostrazione di quanto il tema sia delicato.
Trump ha spiegato di temere che il provvedimento avrebbe potuto “ostacolare” l’industria dell’AI. Industria, da lui definita come “una delle cose più grandi e importanti mai esistite”. E ha aggiunto: “Voglio che il settore continui a vincere. Siamo molto avanti rispetto alla Cina e a tutti gli altri. Voglio che resti così. Ho avuto la sensazione che questo ordine stesse frenando l’industria”.
Le incertezze sul futuro
Un funzionario della Casa Bianca e due rappresentanti del settore tecnologico, anonimi, hanno spiegato a POLITICO che il testo sarà ora completamente rivisto. Tuttavia, nessuno sembra avere certezze sul futuro. Crescono, nel contempo, le preoccupazioni sui rischi informatici dei nuovi modelli di AI.
“Non credo il progetto sia finito”, ha detto un lobbista dell’industria tecnologica. “Penso che proveranno a modificare il testo e a creare almeno una struttura normativa minima. Se non altro, per affrontare i problemi legati alla cybersicurezza”.
Sempre a POLITICO, un altro rappresentante del settore ha definito l’intero processo “un caos”, aggiungendo però che “non sorprenderebbe” se si arrivasse alla cancellazione dell’ordine esecutivo.
Il dibattito interno
Dal punto di vista politico, una delle principali voci critiche sarebbe stata quella di David Sacks, ex responsabile della strategia AI dell’Amministrazione Trump. Sacks riteneva che il nuovo sistema di supervisione volontaria previsto dall’ordine esecutivo avrebbe rallentato eccessivamente il settore.
La proposta, infatti, prevedeva che gli sviluppatori di modelli di AI avanzata potessero “sottoporre i propri sistemi a una revisione da parte delle agenzie federali fino a 90 giorni prima del rilascio pubblico“. In questi termini, tra le principali critiche mosse da Sacks c’erano:
- il rischio di rallentare l’innovazione americana.
- Il possibile vantaggio competitivo concesso alla Cina.
- Il timore che un sistema volontario potesse diventare obbligatorio in futuro.
Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, “Sacks avrebbe espresso direttamente le sue preoccupazioni al presidente poche ore prima della cerimonia ufficiale prevista per giovedì“.

L’industria non vuole troppi vincoli, né la confusione
Inizialmente, proprio per il ruolo delle agenzie federali si pensava ad un’opposizione unita di tutti i manager delle grandi compagnie tecnologiche. Eppure, sia Elon Musk che Mark Zuckerberg hanno voluto chiarire pubblicamente di non aver tentato di bloccare il provvedimento.
Nonostante le tensioni, ha sottolineato nuovamente POLITICO, “gran parte dell’industria tecnologica sembra concordare sulla necessità di affrontare i rischi informatici legati ai nuovi modelli di AI“. Aziende come Anthropic e OpenAI avrebbero già sviluppato sistemi con capacità avanzate, pur senza renderli ancora accessibili al pubblico.
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