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Berutti Bergotto (Capo di Stato Maggiore Marina Militare): “Fare sistema tra Stato, imprese e università per difendere tutte le nostre infrastrutture”

Berutti Bergotto (Capo di Stato Maggiore Marina Militare): “Fare sistema tra Stato, imprese e università per difendere tutte le nostre infrastrutture”

La Marina ritiene importante essere in grado di interconnettere tutti i mezzi e tutti i sensori del mondo subacqueo“, ha sottolineato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.

Fare sistema tra Stato, imprese e università per difendere tutte le nostre infrastrutture”, così il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto nella 2^ edizione di Space & Underwater Conference – Space Economy, Submarine Cables & Cybersecurity, la Conferenza internazionale promossa e organizzata dal nostro giornale Cybersecurity Italia.

Nel suo intervento, il Capo di Stato Maggiore ha esposto la strategia dell’Italia per garantire la sicurezza della Dimensione Subacquea, partendo da una valutazione ‘storica’.

Un contesto sfidante e complesso

Pur essendo una nazione a vocazione marittima, solo da poco l’Italia ha compreso pienamente l’importanza dei fondali marini. “Si pensi che negli anni Sessanta e Settanta le profondità erano sinonimo di sicurezza: oggetti che venivano messi a profondità superiori ai 100 metri erano ritenuti essere in uno stato di sicurezza piena. Oggi non è più così. Negli anni, la tecnologia è cambiata, consentendo di raggiungere una quota di 2000 metri con estrema facilità, sia agli attori statuali che non statuali“, ha spiegato l’Ammiraglio.

Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare ha inoltre evidenziato che, sebbene il 74% dei danneggiamenti ai cavi sottomarini sia riconducibile ad attività umane ordinarie (come la pesca a strascico o l’ancoraggio delle navi), resta significativo il fatto che circa il 10% degli incidenti non abbia una causa chiaramente identificabile. Una zona d’ombra che potrebbe quindi includere episodi di sabotaggio intenzionale.

La strategia italiana per la sicurezza dell’Underwater

Per questo, “è importante avere una strategia per difendere tutte le nostre infrastrutture“. Ha continuato spiegando che “è necessaria una capacità operativa integrata che garantisca la fusione di tutte le informazioni disponibili. La Marina ritiene importante essere in grado di interconnettere tutti i mezzi e tutti i sensori del mondo subacqueo“.

Alla luce di queste sfide, la Marina si è adattata creando un “Sistema di Sistemi”, nella sua centrale operativa di Santa Rosa, che integra tutte le informazioni provenienti dai sensori delle unità navali, dalle unità sottomarine, dai sistemi che fanno ricerca di dati e dai sistemi satellitari. Dati che vengono integrati con quelli che la Marina riceve dalle fonti commerciali, NATO ed Europee.

Nella strategia della Marina per la tutela della dimensione subacquea rientra, poi, l’Operazione Fondali Sicuri, l’iniziativa più significativa per garantire la sicurezza sotto la superficie del mare. L’Operazione si svolge negli spazi marittimi in cui insistono le infrastrutture critiche di interesse strategico nazionale, al fine di intensificare la sorveglianza.

Oltre a queste iniziative operative, la Marina ha poi incentivato lo sviluppo del Polo Nazionale della dimensione Subacquea. La Marina si ritiene soddisfatta, sostenendo che i bandi del PNS siano stati un grande successo. “Hanno riunito più di 250 attori che hanno voluto partecipare, tra grandi industrie, piccole e medie imprese, università e centri di ricerca. Questa è la capacità e la grande forza del Polo. Quella di aggregare le eccellenze del mondo della subacquea, sia civili che militari“.

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