Anthropic e OpenAI accusano aziende e laboratori cinesi di usare tecniche di “estrazione delle capacità” per copiare i modelli AI americani più avanzati e creare chatbot low cost. Per Washington il rischio non è solo commerciale: la riduzione del vantaggio tecnologico Usa può avere effetti diretti sulla sicurezza nazionale.
Anthropic e OpenAI accusano la Cina di sfruttare i modelli AI americani più avanzati per addestrare chatbot economici e open source, riducendo il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti nella corsa all’intelligenza artificiale.
Secondo quanto riportato dal New York Post, i principali laboratori statunitensi temono che aziende e gruppi cinesi stiano usando tecniche di “estrazione delle capacità” per trasferire parte delle prestazioni dei modelli frontier americani a sistemi meno costosi e più rapidamente distribuibili.
La tecnica, nota come distillation, consiste nell’interrogare massicciamente un modello più potente, raccoglierne risposte, esempi e soluzioni e usare quegli output per addestrare un altro modello. È una pratica legittima quando viene usata internamente da un laboratorio sui propri sistemi. Diventa un problema quando viene usata da concorrenti o attori stranieri per copiare capacità senza autorizzazione.
Il caso Alibaba-Claude
Il caso più recente riguarda Anthropic. Il 24 giugno la società guidata da Dario Amodei ha inviato una lettera al Congresso accusando Alibaba di una campagna “sfacciata” contro Claude.
Secondo Anthropic, il gruppo cinese avrebbe creato quasi 25mila account fraudolenti per generare 28,8 milioni di output dal chatbot tra il 22 aprile e il 5 giugno. Quegli output sarebbero poi stati usati per addestrare o migliorare modelli AI propri.
Nella lettera inviata al Senate Banking Committee, Anthropic sostiene che la campagna abbia preso di mira alcune delle capacità più preziose dei suoi modelli, in particolare ragionamento agentico, software engineering e attività complesse di lungo periodo.
Alibaba avrebbe poi vietato ai propri dipendenti l’uso di Claude. Ma per fonti vicine ad Anthropic citate dal New York Post, si tratterebbe di un gesto soprattutto formale, perché Anthropic già vieta l’accesso ai propri modelli alle entità con sede in Cina.
DeepSeek, Moonshot e Minimax
Anthropic non considera il caso Alibaba un episodio isolato. Già a febbraio aveva accusato tre laboratori cinesi — DeepSeek, Moonshot e Minimax — di aver usato tecniche simili per migliorare i propri sistemi.
Anche OpenAI aveva puntato il dito contro DeepSeek, parlando di tentativi di “free-ride” sul proprio lavoro. Nello stesso periodo Google aveva segnalato un aumento di attività malevole provenienti da Cina, Iran, Corea del Nord e Russia.
Il timore americano è che i modelli cinesi riescano ad avvicinarsi alle prestazioni di Claude e ChatGPT offrendo però prezzi molto più bassi. Secondo il New York Post, sei dei dieci modelli AI più usati sarebbero oggi sviluppati da aziende tecnologiche cinesi, tra cui Z.AI, Minimax e DeepSeek.
Il rischio commerciale è evidente: se le aziende cinesi offrono capacità quasi frontier a costi inferiori, possono conquistare clienti enterprise, sviluppatori e startup in tutto il mondo, spostando una parte del mercato globale verso stack AI cinesi.
Il vantaggio americano si riduce
Una fonte vicina ad Anthropic citata dal New York Post sostiene che oggi la Cina sia circa 6-9 mesi indietro rispetto agli Stati Uniti sui modelli frontier. Senza tecniche di estrazione delle capacità, il ritardo sarebbe probabilmente più vicino a 18 mesi o più.
La differenza è decisiva. Nell’AI, pochi mesi possono valere leadership industriale, clienti aziendali, vantaggio sugli sviluppatori, capitali e influenza geopolitica.
Il problema si intreccia con le restrizioni americane sui chip avanzati. I controlli all’export limitano l’accesso cinese ai processori più potenti, come quelli di Nvidia, necessari per addestrare modelli di frontiera. La distillazione diventa quindi una scorciatoia: invece di sostenere l’intero costo computazionale di un modello addestrato da zero, si sfruttano gli output di modelli americani già addestrati.
Il nodo della sicurezza nazionale
Per Washington la questione non è solo economica. I modelli più avanzati possono avere capacità rilevanti in ambito cyber, sviluppo software, automazione, agenti autonomi e, in prospettiva, sistemi militari.
Anthropic ha già sperimentato direttamente la pressione della Casa Bianca. I suoi modelli Mythos e Fable, considerati particolarmente potenti nelle attività cyber, erano stati temporaneamente messi offline dopo le preoccupazioni dell’amministrazione Trump su un possibile uso da parte della Cina.
Secondo fonti citate dal New York Post, Anthropic ha informato regolarmente funzionari della sicurezza nazionale americana sugli attacchi di estrazione delle capacità, anche nelle ultime settimane.
Ad aprile, l’Office of Science and Technology della Casa Bianca ha pubblicato un memorandum in cui accusava entità straniere, principalmente con base in Cina, di campagne deliberate e su scala industriale per copiare sistemi AI frontier statunitensi.
Le richieste di OpenAI e Anthropic
OpenAI ha informato a giugno la Congressional-Executive Commission on China e altri staff del Congresso sugli abusi collegati alla Cina. Secondo un portavoce della società, il briefing ha riguardato anche l’uso dell’AI per operazioni di influenza malevole e la necessità di strumenti politici più forti per colpire gli attori responsabili di distillazione illecita.
OpenAI vorrebbe inoltre che l’AI Security Center della NSA diventasse un hub centrale per la condivisione di informazioni tra industria tecnologica americana, grandi laboratori AI e startup più piccole sugli attacchi di distillazione e su altre minacce comuni alla sicurezza dell’AI.
L’amministrazione Trump ha indicato diverse possibili linee d’azione: condivisione di intelligence con le aziende, maggiore coordinamento pubblico-privato e nuove misure per chiamare gli attori stranieri a rispondere delle campagne di copia.
La parte difficile: distinguere copia e innovazione
Resta però un problema tecnico e politico: stabilire quanta parte dei progressi cinesi derivi da estrazione delle capacità e quanta da innovazione reale.
Jared Dunnmon, ex direttore tecnico per l’AI al Pentagono, ha spiegato al New York Post che è difficile quantificare quanto dei miglioramenti dei modelli cinesi sia il risultato di distillazione e quanto di sviluppo autonomo.
Il rischio, secondo Dunnmon, non è necessariamente che i modelli cinesi superino subito quelli americani. Il rischio è che arrivino abbastanza vicini da offrire capacità quasi frontier a una frazione del costo. A quel punto sviluppatori e imprese globali potrebbero scegliere infrastrutture AI cinesi, erodendo la leadership americana sul piano tecnologico, commerciale e geopolitico.
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