Alla 2^ edizione di Space&Underwater – la Conferenza internazionale del quotidiano Cybersecurity Italia, ospitata presso la Caserma dei Carabinieri “Salvo D’Acquisto” di Roma, è intervenuta la celebre astronauta italiana dell’Agenzia spaziale europea (ESA), Samantha Cristoforetti, che ha raccontato le ultime attività dell’Agenzia e in particolare quanto accaduto al recente Consiglio ministeriale dell’Esa a Brema.
“Un evento per lo spazio europeo molto importante, forse il più importante, una conferenza che si tiene ogni 3 anni ed è il momento in cui i nostri stati membri aprono il cordone della borsa il più possibile, a fronte, naturalmente, delle proposte di programmi che noi presentiamo e le richieste di budget degli associati, cioè decidono quanti soldi dare all’ESA e in base ai soldi che riceviamo, noi abbiamo la possibilità di andare nella fase di implementazione.
È già stato menzionato il ministro con la delega allo Spazio per l’Italia Adolfo Urso, che nella foto ufficiale di fine Conferenza è accanto al Direttore Generale dell’Agenzia Josef Aschbacher, e alla ministra ospitante della Ricerca, della Tecnologia e dello Spazio, Dorothee Baer, che, piccola curiosità, è la prima volta, in Europa sicuramente, forse al mondo, che c’è un ministero che ha il riferimento allo Spazio nel nome, su cui la Germania ha messo molta enfasi, enfasi che è stata riflessa anche con i contributi, con la famosa apertura dei cordoni della borsa.
È stato anche detto che l’Italia ha avuto una sottoscrizione complessiva intorno ai 3 miliardi e mezzo, molto simile a quella francese, mentre la Germania ha aumentato di molto il suo contributo, è sempre stato il primo paese contributore, ma quest’anno ha messo sul tavolo intorno ai 5 miliardi, quindi chiaramente è un paese che ha anche un po’ più di margine fiscale rispetto ad altri e quindi sono riusciti davvero ad incrementare significativamente la loro sottoscrizione. Vicino alla ministra Baer c’è anche il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius, anche questa è una novità recente della nuova Commissione von der Leyen.
Il budget complessivo dell’ESA, per il prossimo triennio, sarà di 22,3 miliardi di euro e la prossima Conferenza ministeriale dell’Agenzia si terrà nel nostro Paese”, ha detto Cristoforetti.

Altro elemento di rilievo che è stato presentato alla ministeriale per la prima volta quest’anno è il programma European Resilience from Space (ERS), che è un programma di tipo cross domain: “Noi in ESA normalmente siamo strutturati con i direttorati di osservazione della Terra, chi fa la navigazione, chi fa la comunicazione sicura, chi fa l’esplorazione. Questo è un programma che invece è tematico, su questioni di resilienza e sicurezza, che va ad abbracciare le attività di più direttorati, più domini.
In particolare – ha sottolineato Cristoforetti – i tre pilastri che andiamo a toccare con ERS sono Earth Observation, PNT – Precision Navigation and Timing e Secure Connectivity.
Earth Observation, quindi l’osservazione della Terra, è uno di quei domini in cui, rispetto magari a tanti altri dove in Europa abbiamo un pochino da recuperare rispetto ai grandi player globali, siamo messi abbastanza bene, abbiamo una flotta di satelliti per l’osservazione della Terra che sicuramente è world class e continueremo a migliorare, perchè l’osservazione della Terra ha avuto diversi miliardi di budget e quindi continueremo a sviluppare la prossima generazione di satelliti per l’osservazione della Terra, per la meteorologia, per il monitoring del climate chang.
Però, rispetto al pilastro ERS, l’idea è di cercare di fare un early technology development, quindi iniziare adesso nel 2025 lo sviluppo di tecnologie necessarie per poi andare ad implementare a partire dal 2028, quando verrà messo in piedi quello che la Commissione chiama EOGS, Earth Observation Governmental Services. Credo che sia un approccio positivo, perché le esigenze di osservazione della Terra, ma anche di connettività, ma anche di PNT, rispetto alle esigenze sovrane, se vogliamo, e di sicurezza, sono chiaramente riconosciute dalla Commissione nella proposta dell’MFF, il Quadro Finanziario Pluriennale, dove il commissario Kubilius ha rischiesto 130 miliardi tra Spazio e Difesa, quindi un aumento molto significativo rispetto al passato.
Succede adesso, ma se ne parlerà nel 2028, quindi, l’idea, questo lavoro di coordinamento tra ESA e l’Unione, è quella di anticipare il più possibile con le attività di sviluppo tecnico tra il 2025 e il 2028, in questo ciclo di ministeriale, queste attività di sviluppo. Questo è uno dei pilastri”.
Altro pilastro fondamentale dell’ESA, ha proseguito Cristoforetti, è federare le tante iniziative nazionali in corso, metterle a sistema per moltiplicare le capacità federali: “C’è la dimensione LEO, Low Earth Orbit. Noi tutti, immagino, conosciamo i satelliti di Galileo, sono dei satelliti situati in orbite medie, quindi intorno ai 20.000 km. Il prossimo step di sviluppo, di miglioramento di queste capacità GNSS, quindi di posizionamento, navigazione e timing, è introdurre un layer in orbita bassa. Quindi, intorno ai 400-500 km.
Questo non per andare a sostituire la costellazione Galileo LEO, ma per andare ad aumentarne la capacità, quindi avere dei segnali che sono molto più forti, più precisi e, forse, molto più resistenti a potenziali interferenze ostili. Credo che il tema del GPS jamming sia molto attuale. Ecco, dei segnali che vengono in qualche modo aumentati da un layer in orbita bassa sono molto più difficili da interferire con questo tipo di segnale. E questo è il secondo pilastro”.

Il terzo pilastro che ha spiegato l’astronauta italiana dell’ESA è la connettività sicura: “Sicuramente tutti quanti conoscerete Iris², che è il progetto dell’Unione per la connettività sicura. ESA ha avuto un finanziamento per anticipare alcuni sviluppi di eh tecnologia, ma anche per iniziare a pensare a quella che può essere l’evoluzione di Iris², un po’ un tentativo di sviluppare delle modalità di connessione inter-satellitari degli assetti di navigazione, degli assetti di PT, degli assetti di comunicazione, degli assetti di esplorazione della terra, in modo che possano in qualche modo parlarsi, scambiare informazioni e aumentare sia l’efficacia e il beneficio in termini di servizio all’utente, sia, anche qui, la resilienza in caso di attività di disturbo e di attività ostili.
Deloitte ha annunciato accordo un accordo con Spire, che è una startup americana che ha più o meno 100 piccolissimi satelliti in orbita, con i quali studiano le interferenze, le modifiche delle comunicazioni in radiofrequenza e facendo questo riescono a fornire numerose informazioni che ci possono essere sul weather, o di sicurezza, quindi offrono dei servizi di grande utilità agli utenti con una piccola flotta di piccolissimi satelliti. Spire si è associata a Deloitte, per lanciare otto satelliti di Cyber Protection, quindi dei satelliti che dovranno essere in orbita e in qualche modo monitorare eventuali attività di cyber interferenza, cyber attacchi”.
“Sono contenta che abbiamo gli Space X in Europa. Vediamo tutti questi piani, anche molto complessi, però sono sempre attività di tipo top down. Mi chiedo se sarà l’approccio giusto. Queste attività bottom up forse sono quelle che ci portano quella capacità di innovazione, quella capacità di risposta, quella agilità che in alcuni settori magari in Europa ci sono un po’ mancate e che forse un pochino continuano a mancare. Io non ho una risposta, ma è un tema su cui confrontarsi, per cercare di introdurre elemento di diversificazione nel panorama industriale.
Un altro segnale positivo arriva dal settore dei lanciatori – ha affermato Cristoforetti – abbiamo riacquisito capacità sovrana europea di lanciare satelliti nello Spazio. Abbiamo lanciato Ariane 62, Vega C, una capacità che ci è mancata, che per un periodo non abbiamo avuto. Quindi abbiamo lanciato con successo Arianne 62, mentre è ritornato in volo il Vega C. Quest’anno abbiamo lanciato, credo che siamo in track entro la fine dell’anno per avere fatto sette lanci in Europa. Difficile il confronto con il numero dei lanci effettuati negli Stati Uniti, stiamo parlando di ben oltre 100 lanci all’anno, quindi abbiamo un pochino da recuperare. E quindi sia con Arianne che con Vega C abbiamo del lavoro da fare, di contenimento dei costi e di aumento della cadenza, del numero dei lanci che possiamo fare in un anno”.

L’altra strada da percorrere, ha aggiunto Cristoforetti, è quella di provare a far crescere anche nuove realtà, nuovi vendor: “perché se abbiamo bisogno di lanciare tutti questi satelliti, probabilmente abbiamo anche bisogno di più operatori. a questo tende il progetto European Launcher Challenge, che mette a disposizione fondi pubblici per aziende che a loro a loro volta vogliono investire, perché credono nel loro prodotto. Aziende che sviluppano da zero dei nuovi lanciatori, all’inizio ovviamente piccoli, da qualche parte bisogna cominciare, ma se auspicabilmente una, due, tre di queste aziende avranno successo, poi potranno sviluppare ulteriormente questi lanciatori, per poter entrare un giorno in competizione con il Falcon 9 di SpaceX. C’è stato un grande supporto alla ministeriale per la European Launcher Challenge, credo che noi avessimo chiesto 400 milioni, ne abbiamo avuto 900, quindi credo che sia un davvero un bel segnale. L’altro bel segnale, questa è una cosa che conosco molto da vicino, perché sono responsabile direttamente di questo programma, è il supporto che ha avuto il progetto LEO Cargo Return Service. E qui parliamo di copiare, non c’è niente di male a copiare, è bellissimo copiare le cose più belle. Quando c’è qualcuno che fa una cosa fatta bene, copiare va benissimo. Noi con questo progetto stiamo copiando spudoratamente quello che ha fatto la NASA nel 2008, quando hanno dato a due aziende, una delle quali poi è diventata la celebre SpaceX, un contratto per sviluppare capacità di trasporto cargo per la stazione spaziale internazionale e gli hanno detto due cose: dovete investire anche i soldi vostri. Un po’ di soldi ve li diamo noi e un po’ di soldi ce li mettete voi e il rischio lo condividiamo.
La seconda cosa che gli hanno detto: noi non compriamo il veicolo, noi compriamo un servizio. Il veicolo è vostro, voi siete la design authority, noi vi diciamo di che cosa abbiamo bisogno, come lo volete implementare a livello di design choices è un problema vostro e poi alla fine compriamo un servizio.
E noi stiamo facendo la stessa cosa – ha sottolineato Cristoforetti – negli ultimi due anni abbiamo avuto una fase Uno, in cui abbiamo lavorato con due aziende, una è una startup, si chiama The Exploration Company, e fortunatamente la settimana scorsa alla ministeriale abbiamo avuto abbastanza fondi per poter andare avanti e implementare la fase due, con due aziende che continueranno a essere in competizione e auspichiamo di poter fare un volo di dimostrazione sulla stazione spaziale entro la metà del 2029. Una data che sembra lontana, ma stiamo chiedendo alle nostre aziende di essere più veloci di SpaceX. E ovviamente dobbiamo essere anche bravi e veloci noi dal punto di vista dell’ESA a supportarle. La ISS sarà deorbitata nel 2031 e vogliamo fare il volo di dimostrazione per ciò che verrà dopo, in cui vogliamo essere presenti come Europa, come partner per contribuire con le proprie capacità. La mia speranza è che con uno o entrambi di questi veicoli potremo fare come con il LEO cargo return service”.
Alla domanda su chi sarà l’astronauta italiano che andrà sulla Luna con il Programma Artemis, Cristoforetti ha risposto: “L’Agenzia Spaziale Europea ha negoziato già da molto tempo, e non è una novità, tre missioni per astronauti europei non sulla superficie ma attorno alla Luna” sulla stazione “Gateway. E, come si sapeva, saranno svolte da un astronauta tedesco, italiano e francese. La novità della scorsa settimana è che il primo di questi voli sarà di uno dei miei colleghi tedeschi e chissà uno dei successivi. Può darsi che sia io, come naturalmente qualche altro collega. Al momento nessuno in Europa si sta addestrando attivamente o vi è stato assegnato. È ancora un po’ presto e quindi per adesso mi dedico alla mia missione terrestre che è il Leo Cargo Return Service”.
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L'articolo Cristoforetti (ESA): “Uno dei pilastri dell’ESA è la connettività sicura, con il progetto Deloitte-Spire otto satelliti di Cyber Protection” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.